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SICUREZZA

Incidenti stradali, le cifre della strage sull’asfalto

Il report di Etsc: il numero dei feriti gravi è alquanto sottostimato

ROMA. I feriti per incidente stradale sono ogni anno in Europa un milione 291mila: quanti gli abitanti di una metropoli come Praga, un po’ meno dei residenti nel territorio municipale di Monaco di Baviera e un po’ più di quelli di Bruxelles, tanto per dare la proporzione dell’enormità di questo numero. Il Consiglio Europeo per la Sicurezza dei Trasporti (Etsc) fissa lo sguardo su quanti, all’interno di questo esercito di persone, hanno riportato le ferite più gravi: si tratta di 141mila uomini e donne, praticamente uno su nove.

L’Etsc spende il proprio rapporto per parlare del fatto che in realtà i feriti gravi sono molti di più. Perché se ne occupa un giornale economico? Perché dietro ogni incidente stradale ci sono le persone, con i loro lutti e il loro dolore, ma quando i numeri sono così alti ci sono anche aspetti tutt’altro che trascurabili sotto il profilo dei costi sociali: il singolo muore o può restare menomato, i suoi cari piangono. Ma anche la collettività è coinvolta: paga un prezzo in termini economici senz’altro significativo anche se mal quantificabile fra giornate di degenza, cure specifiche, eccetera. La sicurezza, a ben vedere, è importante per la tutela dell’integrità della vita umana ma è anche un valore economico in termini di capitale umano.

Fermiamoci però un attimo a guardare anche come la Gazzetta Marittima ha riclassificato i dati mettendo in fila il dato dei morti per incidenti (prendendo il dato medio degli anni 2021-2023, tranne dove l’asterisco indica che il calcolo è stato fatto sul periodo 2020-2022). Risultato: eccezion fatta per una serie di Paesi dell’Est Europa, soprattutto balcanici, solo Grecia e Portogallo superano l’Italia negli standard di mortalità. In rapporto al numero di abitanti, fra i grandi stati europei l’Italia è di gran lunga quella dove si muore più facilmente sulle strade: 51,2 decessi ogni milione di abitanti. Per fare un raffronto: la Francia non arriva a quota 48, la Germania è a poco più di 32, la Gran Bretagna sotto 25. E lasciamo perdere la Svezia (21,2) e la Norvegia (18,8).

Detto per inciso, è vero che c’è una tendenza progressiva al calco del numero delle vittime della strada, e tuttavia  nell’arco ddi tempo che va dal 2013 al 2023 mentre nel resto del Continente il numero dei feriti gravi si riduce, qui da noi no: l’Italia è fra i quattro soli Paesi che hanno visto un incremento dei feriti gravi, insieme a Malta, Portogallo (e Israele, che non fa geigraficamente parte dell’Europa ma ha aderito allo studio Etsc).

Come si diceva, nell’opinione di Etsc quella dei feriti gravi è una cifra «fortemente sottostimata dalle statistiche ufficiali», dice l’ultimo report (qui il link per vedere le tabelle e scaricare il documento) di questa organizzazione  internazionale indipendente, senza scopo di lucro, che intende impegnata a ridurre i decessi e le lesioni nel settore dei trasporti.  Adesso l’Automobile Club rilancia in Italia questo studio.

Tre i motivi principali che portano a sottostimare gli effetti degli incidenti, secondo l’associazione europea:

  • incongruenze nella raccolta delle informazioni,
  • mancati rilievi da parte della polizia («che non sempre può valutare la gravità delle lesioni»)
  • molti incidenti con infortuni gravi «coinvolgono pedoni e ciclisti, ma non veicoli a motore» e non vengono denunciati
  • la difficoltà dei governi a mettere in collegamento le informazioni detenute dagli enti sanitari con quelle rilevate dalla polizia.

Tutto questo, a giudizio del rapporto Etsc, alla fin fine non fa emergere il problema della sicurezza stradale in tutta la sua portata e le autorità pubbliche, a cominciare dai governi, non riescono a migliorarla davvero perché hanno «un quadro incompleto su dove e quando si verificano gli incidenti e sul numero di feriti».

«I governi nazionali – dice Jenny Carson, esponente di primo piano di Etsc – devono impegnarsi di più per migliorare questo sistema imperfetto che si basa ampiamente sui dati rilevati dalla polizia: forniscono un quadro fuorviante del peso complessivo delle lesioni stradali sugli individui, sulle società e sulle nostre economie».

Esiste poi un altro aspetto che merita di essere sottolineato: è in «forte ritardo» – questo il giudizio del Consiglio Europeo per la Sicurezza dei Trasporti – la concretizzazione dell’obiettivo che l’Unione Europea si era data in vista del 2030: cioè una drastica riduzione di morti e feriti gravi sulle strade, in pratica un dimezzamento dei numeri. Il dossier Etsc non nega che qualche passo in avanti sia stato fatto e tuttavia siamo ben lontano dal traguardo: tra 2013 e 2023, in 24 stati membri dell’Unione Europea i decessi in questo campo sono diminuiti del 16% e i feriti gravi del 13%.

Cosa bisogna fare? Gli esperti dell’Etsc hanno un’idea – anzi, sei – di come raggiungere gli obiettivi prefissati. Eccoli:

  • Governance e gestione: garantire che i leader si assumano la responsabilità, assicurare la trasparenza, garantire finanziamenti adeguati, migliorare la raccolta dati e sviluppare collaborazioni
  • Velocità sicure: adattare i limiti di velocità all’ambiente stradale e alla vulnerabilità degli utenti della strada
  • Strade sicure: progettare e mantenere le infrastrutture in modo da ridurre il rischio di collisioni e minimizzare la gravità delle lesioni
  • Veicoli sicuri: promuovere quelle tecnologie di sicurezza che aiutano a prevenire le collisioni e proteggono gli occupanti e gli utenti vulnerabili della strada
  • Utenti della strada sicuri: incoraggiare comportamenti responsabili degli utenti della strada, attraverso formazione dei conducenti, controlli e incentivi
  • Assistenza post-incidente: garantire una risposta tempestiva ed efficace alle emergenze, e cure mediche in grado di ridurre al minimo le conseguenze degli incidenti.

Mauro Zucchelli

Pubblicato il
2 Aprile 2025
di MAURO ZUCCHELLI

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