Addio a Ceccarelli, dal Sant’Anna riusciva a divulgare la scienza
Col suo stile comunicativo ha "aperto" l’ateneo dell’eccellenza
PISA. Capita che nei rari programmi di scienza in tv faccia spesso capolino qualche esperimento o qualche scoperto di una équipe di ricercatori della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa: da Piero Angela al tg-Leonardo. Merito ovviamente dell’intuito straordinario di quegli scienziati, ma dietro a questa inedita capacità comunicativa degli studiosi c’era anche lo zampino di Francesco Ceccarelli, il giornalista che dal 2003 ha avuto la responsabilità dell’ufficio comunicazione dell’ateneo di eccellenza e era diventato il “regista” di questa nuova visibilità inedita.

Francesco Ceccarelli si è spento a 54 anni: per oltre vent’anni ha lavorato nell’ufficio comunicazione della Scuola superiore di studi universitari Sant’Anna di Pisa
“Doveva”, al passato: perché il cuore generoso di Francesco si è fermato. Davvero troppo presto: i suoi occhi – così miti, così determinati – si sono chiusi per sempre a 55 anni da compiere, le candeline le avrebbe spente a settembre. Oggi, giovedì 27 marzo, dalle 10 alle 20 gli amici, i familiari e tutti quanti gli hanno voluto bene hanno l’occasione di salutarlo nella sala del commiato della Pubblica Assistenza di Pisa: lo segnala “Il Tirreno”, riportando che l’indomani venerdì 28 alle 9,30 è prevista la benedizione della salma nella sede della Scuola Superiore Sant’Anna a Pisa (e precisamente nella cappella in piazza Martiri della Libertà 33); successivamente sarà tumulato nel cimitero di Bibbona.
In questa nuova Gazzetta Marittima on-line sarebbe salita a bordo l’intelligenza di Francesco: l’allargamento ai temi dell’innovazione tecnologica e della ricerca universitaria avrebbe incrociato la sua capacità di tradurre i complicati ragionamenti degli studiosi e farne divulgazione perché il sapere gettasse semi anche lontano dall’albero.
Era stato sempre così, fin dall’inizio: dal mio e dal suo inizio, il giorno in cui dalla sera alla mattina “Il Tirreno” mi catapulta, senza nient’altro che tanta buona volontà e un taccuino, a lavorare nella redazione di Cecina: Francesco avrà avuto forse diciott’anni, di esperienza ovviamente ne aveva anche meno di me. Ma non si è tirato indietro e abbiamo macinato articoli e pagine.
Adesso chiunque l’abbia conosciuto ne racconta la magnifica gentilezza, la disponibilità personale come stile nel tenere i rapporti. La curiosità nello scoprire notizie, che si trattasse di andare a scarpinare fra i commercianti del centro per l’ennesima bega col sindaco o tuffarsi con la mente in mezzo agli ingranaggi della fisica quantistica o della robotica bio-ispirata per cavarne fuori un titolo, un’idea, una suggestione. Era facile apprezzare chi si poneva come uno che risolveva i problemi anziché aggiungersi alla lista di quelli che piantano grane: per questo la gentilezza sì e l’empatia pure, ma anche la determinazione. Una infaticabile determinazione, però con un pregio: badava a non pestare non dico i piedi altrui, ma nemmeno le formiche attorno.
Il coraggio dei miti, potremmo chiamarlo. Ricordo un discorso di papa Francesco: si rifaceva a un brano evangelico («beati i miti perché erediteranno la terra»). È religioso ma qui vorrei leggerlo in chiave laica, soprattutto in questi tempi disgraziati: diceva Bergoglio che la mitezza sembra aver poco a che fare con l’eredità dei terreni, qualcosa che richiama il possesso e anche la guerra per difenderlo o conquistarlo. Ai miti tocca l’eredità come terra promessa, un “altrove” che non ci fa prigionieri del qui e ora. Non c’è bisogno di auspicare che per Francesco Ceccarelli la terra gli sia lieve: la virtù della leggerezza l’ha già contrassegnato nell’Aldiqua, e noi ora ci sentiamo senza la sua disponibilità gentile.
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“Noi giornalisti toscani” lo ricorda come «l’amico geniale» che «si è fatto apprezzare unanimemente per competenza, professionalità e disponibilità dai colleghi dei media nazionali ed internazionali». Ecco Carlo Bartoli, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, insieme al numero uno toscano Giampaolo Marchini: «Siamo sconvolti per questa prematura scomparsa che è una dolorosa perdita per tutti noi. Francesco nella sua attività ha sempre dimostrato grandi doti umane e professionali». Così invece il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e l’assessore regionale al diritto alla salute Simone Bezzini: «Un professionista apprezzato per correttezza e capacità». E l’assessore Alessandra Nardini: «Lo conoscevo personalmente e ho avuto modo di apprezzare la sua professionalità e dedizione, il suo instancabile impegno». E Antonio Valentini, che da capocronista a Cecina l’ha avuto per un periodo come collaboratore: «Eri un cronista nato e io non ricordo di averti contestato né corretto un pezzo. Non hai mai perso la tua prosa morbida e incisiva, nemmeno quando hai scelto di cambiare strada e di mettere da parte giornali, radio e televisioni». L’elenco sarebbe lungo ancora. Fino all’omaggio del “suo” Sant’Anna: «Quello che oggi è la Scuola dipende anche dal suo grande contributo». Proprio così: basti pensare alla capacità di mettere in mostra il frutto delle proprie ricerche, così inconsueto per una delle più importanti istituzioni universitarie del Vecchio Continente.