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La Riforma portuale, obiettivo prossimo

ROMA – Anno nuovo, vita nuova. Almeno questa è la speranza che circola nel mondo della logistica nazionale, in relazione alla tanto attesa Riforma della riforma portuale. Una esigenza ormai stringente, di cui si parla dall’istallazione del nuovo governo, ma che evidentemente rappresenta un nodo complicato da sciogliere, sul quale interferiscono e spesso si elidono le leggi della logistica e quelle della partitocrazia.

Che la Riforma sia urgente lo dicono tutti, compresi i membri del governo. Del resto, uno strumento tanto determinante per l’economia della nostra Nazione è rimasto sostanzialmente fermo alla legge 84 del 1994: il che significa, con i tempi veloci che corrono sulle trasformazioni tecnologiche ma anche geo-politiche, essere fermi alla preistoria. E la “riformina” di qualche anno fa non ha modificato la sostanza delle cose, essendo nata più da esigenze estemporanee (comprese quelle partitiche di qualche poltrona in più da assegnare…) che non dai fatti.

Le promesse da parte del governo non mancano, ma siamo ancora sul vago. «Una delle principali novità – ha detto recentemente il viceministro Edoardo Rixi in merito – riguarda la creazione di una società a controllo pubblico col compito di gestire gli investimenti e di rappresentare il sistema portuale italiano a livello internazionale, con un ruolo fondamentale nel rafforzamento della sua proiezione globale». Lo ha detto a fine anno alla riunione del Cipom, il Comitato interministeriale per le politiche del mare, illustrando per sommi capi l’annunciata riforma della legislazione in materia portuale. «Pianificazione, coordinamento integrato, sostenibilità ed efficienza – ha aggiunto ancora – sono i pilastri su cui erigere un nuovo modello di governance indirizzato a linee guida comuni, coordinamento delle concessioni e armonizzazione dei piani regolatori portuali». «Gli obiettivi – ha spiegato alla fine Rixi – sono chiari: semplificazione, riorganizzazione, sviluppo organico e funzionale a beneficio dei nostri scali. Una nuova visione che mira a rendere i porti italiani più moderni, sostenibili e capaci di rispondere alle sfide globali del settore».

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Più di tutto il resto, c’è da sperare nella semplificazione delle normative, che oggi impongono tempi allo sfinimento anche per piccoli interventi di routine. E forse c’è da sperare anche in un chiarimento delle responsabilità operative sui porti: dove influiscono e troppo spesso interferiscono, istituzioni diverse e non sempre con la piena volontà di collaborare.

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Pubblicato il
8 Gennaio 2025

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