Emissioni zero, c’è chi sculaccia gli ukase
ROMA – Sono tante le gatte da pelare, sia a livello nazionale che globale, sui temi della logistica marittima. In questo inizio d’anno poi si stanno incrociando analisi di ogni tipo – da quelle scientifiche a quelle di…fantasia – sul tema caldo della veloce sostituzione delle fonti energetiche fossili con quelle meno o niente inquinanti.
La politica, si sa, promette sempre la Manna dal cielo: così l’UE sta insistendo, malgrado i segnali non certo confortanti che vengono da oltre Atlantico, sull’eutanasia dei motori endotermici (benzina e gasolio) entro il 2035 e sull’utopia di emissioni zero assoluto entro il 2050. Firmato: il commissario europeo per il clima Wopke Hoekstra.
Nei giorni scorsi, proprio in riapertura del parlamento europeo, l’ukase è stato ribadito. E non riguarda solo l’automobile: investe pesantemente anche il mondo del trasporto stradale pesante, quello che oggi sicura almeno l’85% della distribuzione delle merci.
Ne è subito seguita la presa di posizione dell’associazione europea delle imprese automobilistiche, con la constatazione che se la UE non cambia marcia – come stanno già facendo gli USA con la dottrina Trump – ci saranno decine di migliaia di disoccupati entro un paio d’anni.
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Non è dunque un inizio d’anno facile questo per la logistica, in terra e in mare (e anche in cielo, visto che starebbero arrivando multe, tipo quelle portuali e gli ETS, per il cherosene dei motori jet). Il tema alla base di tutto è: possiamo considerare realistico il termine del 2050 per un mondo a emissioni zero?
Qui il confronto si fa acceso. Contro gli indirizzi del mondo politico, che in Europa specialmente sostengono questo obiettivo, ci sono fior di scienziati che parlano apertamente di utopia. L’ultimo è il danese Bjorn Lomborg, oggi il mondo ricava l’81% dell’energia dal fossile, con un calo dello 0,2% rispetto al 2000, malgrado il fiorire di tanti parchi eolici, distese di fotovoltaico e guerra santa ai motori endotermici. Con questi ritmi – afferma Lomborg – la neutralità climatica pretesa per il 2050 potrà essere raggiunta “soltanto in altri 351 anni”. Altri calcoli sulla base dei dati dell’Agenzia mondiale dell’Energia spostano questo obiettivo addirittura nel 2905.
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E la qualità della vita? Un esempio viene dal campo navale, dove solo pochi colossi hanno investito cifre enormi per rimotorizzare le proprie grandi navi con soluzioni dual-fuel: soluzioni tra l’altro abbastanza diverse, perché non è ancora chiaro se i carburanti alternativi saranno davvero il bio-metano o l’ammoniaca o il mini-nucleare. In campo terrestre, l’auto elettrica con la quale la Cina sta ormai dominando i mercati dicono sia già superata, in vista di quella con l’idrogeno. Un gas che tra l’altro richiama anche oggi, per la sua infiammabilità, la tragedia dell’hindenburg. Tutto passa, tutto è in divenire: Panta Rhei ricordava Eraclito. E poiché possiamo solo subire le grandi scelte mondiali, forse dovremmo prendere a guida un’altra storica esortazione: Chi vuol esser lieto sia, del domani non c’è certezza. Lorenzo il Magnifico, per gli immemori.
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