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Nucleare e pesca sostenibile, i temi

Nella foto (da dx): Bertod, Bertuccelli, Chiesa, Andreuccetti e Mazzoni.

LUCCA – Ma la pesca professionale d’oggi, anche con tutte le limitazioni imposte sulle dimensioni delle maglie delle reti e sulle aree di ripopolamento proibite, è davvero sostenibile o siamo solo al greenwashing? E il ritorno di fiamma sulle centrali nucleari, al momento in cui la fissione sembra essere il passato e si guarda alla nuova tecnologia della fusione, è opportuno o troppo in ritardo? Infine: quanto quello che giornalmente portiamo in tavola è compatibile con i temi di una produzione che rispetti non solo l’ambiente ma anche il nostro metabolismo?

Sono tre argomenti che sabato scorso sono stati ampiamente dibattuti in un workshop delle associazioni culturali monarchiche, con in testa la Dante Alighieri, alla periferia di Lucca in San Lorenzo a Vaccoli, con tre relatori di grande esperienza: per il nucleare il fisico ingegner Piero Andreuccetti, per la pesca il biologo marino referente di Marevivo Livorno Valentino Chiesa e per l’alimentazione l’esperta Arianna Bertuccelli. Il tutto introdotto dal presidente e organizzatore Mauro Mazzoni, con la partecipazione dell’onorevole Fabrizio Bertod, ex parlamentare molto aperto ai temi ambientali.

Partendo dal nucleare, la relazione tecnica ha puntato il dito sul ritardo dell’Italia, dovuto a uno referendum che fu indetto sotto l’emotività del disastro di Chernobyl; un referendum che ha di fatto congelato tutti gli studi fino allora portati avventi dai settori industriali sia civili che militare (ricordiamo CAMEN di San Pietro a Grado di Pisa). Nel frattempo la Francia ha quasi 50 impianti, l’Ukraina poco meno, la Germania lo stesso, gli Usa ben oltre. Ma si tratta, è stato ribadito, di impianti di fissione nucleare, che comportano notevoli spese di costruzione e di controllo, e producono scorie di difficile smaltimento. In compenso viene avanti il progetto della fusione nucleare, molto più pulita, molto più gestibile e probabilmente pronta all’impiego pratico nel giro di meno di 5 anni. Su questa tecnologia – ha detto Andreuccetti – bisognerebbe confrontarci.

Sulla pesca sostenibile, dato per scontato che ogni tipo di pesca comporta un impatto negativo sul mare, il dottor Chiesa ha citato la legge in prossima entrata non funzione che vieterà nel modo più assoluto la pesca a strascico, distruttiva dei fondali e delle nursery. Una rivoluzione storica, che metterà certo in crisi molte marinerie italiane, ma che secondo Bruxelles non può più essere rinviata. Altro problema dello strascico è che spesso le grandi reti si impigliano nei fondali e rimangono come trappole mortali per molte varietà ittiche. Si pescherà dunque in modo “sostenibile” solo con le reti da posta, i tramagli, i filaccioni e tutti gli attrezzi professionali sui quali è possibile un controllo e una padronanza. Anche gli allevamenti ittici, di cui Chiesa ha citato evoluzione e realtà, non sempre sono sostenibili. Specie quelli in vasche a riva e sulla base dell’alimentazione e degli interventi con i farmaci.

Pubblicato il
20 Novembre 2024
Ultima modifica
21 Novembre 2024 - ora: 10:22

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