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Il dilemma sul “bivio” TDT

LIVORNO – Si è cercato, e forse si sta ancora cercando, di non arrivare a una rottura, disastrosa per le problematiche del porto e della sua area logistica anche in vista di una riforma nazionale dei porti e delle reti. Ma il rinvio da parte dell’AdSP di una decisione netta sulla dilemma relativo al Terminal Darsena Toscana – se il TDT oggi del gruppo Grimaldi debba diventare prevalentemente ro/ro o rimanere in primis contenitori – ha spinto tutto il cluster portuale e marittimo a una presa di posizione, corretta ma netta, espressa con una lettera formale inviata a Palazzo Rosciano. Ne pubblichiamo il testo in questo stesso giornale, con i giri di questo articolo.

La lettera del cluster chiarisce, dal punto di vista di tutti gli operatori, delle associazioni di categoria e dei sindacati – l’esigenza di non declassare lo storico ruolo di porto container, assecondando la prevalenza al piano industriale del TDT che presumibilmente (nessuno pertanto ha avuto modo di conoscerlo salvo l’AdSP, dicono nel cluster) apre larghi spazi ai traffici ro/ro e ro/pax di cui Grimaldi è uno dei principali vettori europei. Era stata preceduta da un’altra nota ufficiale, questa volta firmata dal direttore generale del TDT ingegner Mignogna, con cui si diffidava Confindustria Costa Toscana & C. a “intraprendere qualsiasi azione tesa a provocare un danno ingiusto” nei confronti del TDT, individuando nella presa di posizione già espressa dal cluster portuale la volontà esclusiva di favorire “gli interessi di alcuni operatori portuali associati, preoccupati di mantenere la propria rendita di posizione”. Siamo dunque non solo a una doverosa dialettica sul futuro del porto contenitori, da mantenere nell’ambito del principio – finora mai messo in dubbio – della difesa da parte di tutti, AdSP in primis – degli interessi del porto, ma anche a qualche stilettata da entrambe le parti dello schieramento: colpi di fioretto per adesso, ma nel sottofondo si sentono anche rumori di sciabole.

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Documenti a parte e tralasciando un attimo di valutare quanto nel porto e nel suo retroporto si viva e si lavori da quasi mezzo secolo grazie ai contenitori, il tema principale è se Livorno, con la sua posizione e i suoi collegamenti stradali e ferroviari debba difendere ancora una realtà di porto full-container (o almeno anche principalmente container) o invece aprire la mente anche all’evoluzione dei traffici ro/ro, che già ne fanno uno degli scali importanti della costa tirrenica e non solo. L’andamento mondiale dell’automotive è ormai accertato: l’Europa costruirà sempre meno macchine, e ne importerà sempre di più – malgrado le annunciate misure protettive – dall’estremo oriente: Cina, India, Corea, Giappone, anche con fabbriche “cacciavite” ai margini. Sono dati di fatto. Però ci vuole equilibrio per conciliare la realtà d’oggi – quella dei contenitori che danno pane e companatico a migliaia di piccole e medie imprese locali – e quella di domani (anzi domattina) che non può sacrificare traffici ro/ro sulla valanga di auto in importazione, con il corollario altrettanto importante delle Autostrade del Mare e dei traffici turistici.

È possibile conciliare questi aspetti del dilemma? Dobbiamo dare atto a entrambe le parti – l’AdSP di Luciano Guerrieri che difende i diritti del “multipurpose” Grimaldi e il cluster portuale delle imprese e delle associazioni che si battono perché non si rinunci a nemmeno un metro quadro di aree e banchine dei Teu – di un confronto forte ma ancora nell’ambito del reciproco rispetto. Nel frattempo, occhio a non perdere di vista altri aspetti: si parla di un Faldo (l’autoporto di Collesalvetti) che starebbe passando ancora di mano con progetti di aumentare ancora i traffici auto; si parla di una rivoluzione anche dei servizi Teu, con Hapag Lloyd, che scala il TDT nel servizio A16, pronta a lasciare l’A16 per entrare non Gemini con Maersk e lasciare dunque Livorno (quasi 1000 teu a settimana che se ne vanno) con un parziale recupero su Lorenzini dell’A16 e del ventilato TEX dalla Turchia. Poi ci sono altri problemi: perché il marina del Mediceo ancora non parte malgrado gli annunci di questa primavera? C’è il Comune che si è messo di mezzo sugli immobili? E perché Montano, che ha un bacino galleggiante di nuovo arrivo da piazzare, non trova uno spazio per farlo lavorare? Infine: perché i quasi 100 mila mq quasi pronti sulle vasche di colmata in attesa della Darsena Europa, già utilizzabili forse per stivare auto e altri carichi, non vengono subito messi sul “mercato”? Gli uffici dell’AdSP su tema sono inchiodati dalla burocrazia dell’intreccio di ministeri per i permessi: ma si stanno sparando cannonate o sassolini?

Mi fermo con gli interrogativi con questo ultimo: alla vigilia di una tanto attesa, dibattuta, sperata (e anche temuta) riforma del sistema portuale nazionale e delle sue regole, non è che a Livorno si tenda a guardare più il dito che indica la Luna piuttosto che la Luna?

A.F.

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Pubblicato il
20 Novembre 2024

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