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Guerra e pace nei mari dell’Italia

ROMA – La consapevolezza dell’importanza del mare per l’economia mondiale, e ancor di più per quella di una Nazione che è totalmente immersa nel Mediterraneo come l’Italia. Sta diventando elemento di fondo dei dibattiti specializzati: come la V edizione delle Giornate del Mare di Limes, intitolate “Tutti gli oceani portano a Roma”. Un bel logo, che si è richiamato non solo alla storia passata ma anche alla volontà attuale di riprendere un ruolo forse per troppi anni lasciato sottotono. Nessuno ci nasconde che oggi i venti di guerra soffiano con violenza specialmente sui traffici marittimi, condizionando lo sviluppo ma anche i progetti.

Così Mario Zanetti, presidente di Confitarma, è intervenuto alla tavola rotonda intitolata “Il Mar Rosso nella Guerra Grande. Da Suez a Malacca”. Al centro del suo intervento un’analisi approfondita della centralità dei trasporti marittimi all’interno del contesto geopolitico attuale. “La nave rappresenta la nervatura del sistema economico globale – ha detto – l’elemento di connessione di tutte le aree del mondo, che ci fa guardare al mare come l’elemento che unisce e non separa”. “Noi speriamo in una riforma che possa dare vitalità industriale al sistema portuale nazionale, soprattutto per il bene del Paese”.

Con lui Massimo Deandreis, Francesco Zampieri e l’ammiraglio Stefano Costantino, moderati da Lorenzo Di Muro. Tra gli altri momenti delle due giornate, significativa la conversazione di Lucio Caracciolo, direttore di Limes, con l’ammiraglio Aurelio De Carolis, comandante in capo della Squadra Navale della Marina Militare, sul tema “Dal Mediterraneo all’Indo-Pacifico. L’Italia nei mari in guerra”.

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Corollario alle due giornate nei Limes, la necessità, ribadita da tutti, di lavorare per la pacificazione, in un impegno generale per studiare soluzioni giuste e praticabile sul concreto. Ma anche la necessità di non essere imbelli a subire soltanto le iniziative altrui, in un ritorno di quelle che furono storicamente definite “le politiche delle cannoniere”. L’Italia ha una struttura cantieristica e industriale capace di difendere i propri confini e la propria economia. Come ha ribadito l’ammiraglio De Carolis, le nostre navi vigilano. E qualcuno ha concluso citando la preghiera del marinaio: “…Benedici o Signore la pace del popolo e benedici noi che per esso vegliamo in armi sul mare”. 

(A.F.)

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Pubblicato il
16 Novembre 2024
Ultima modifica
17 Novembre 2024 - ora: 17:15

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