Coppa America: e se domani…

Nella foto: New Zealand, ovvero la vittoria.
BARCELLONA – Tutti gli europei e anche gli americani a casa, con le pive nel sacco. Il team Emirates Team New Zealand ha dunque confermato la le due edizioni passate vinte alla grande, sempre contro lo sfidante finalista Luna Rossa, battendo questa volta Ineos Britannia con un pesante 7-2. Chi contava sul regime meteo del Mediterraneo, molto diverso da quello deluso Pacifica, è rimasto deluso. Nessuno ha potuto mettere in dubbio che i kiwi sono stati più bravi di tutti e che la loro barca era quel filo migliore delle altre che ha assicurato loro la vittoria. Sono oggi il team che ha più vinto nella storia della Coppa.
Per Luna Rossa e l’Italia resta la consolazione- che gli altri sfidanti nemmeno hanno potuto avere- di due vittorie nelle rispettive sfide dei giovani e delle ragazze. Due “insalatiere d’argento” (così è scherzosamente definita la coppa delle cento ghinee) che sono state meritatamente vinte contro decine di avversari. E che nella prossima edizione dell’America’s Cup, ovunque sarà combattuta (la sede va all’alta, con il maggior offerente) saranno da difendere.
E’ già cominciato, com’è logico, il dibattito degli esperti (e dei “tutto loghi”, che non mancano mai) sul perché New Zealand abbia vinto ancora. Vero che da defender ha stabilito le regole del gioco, la tipologia delle barche, i percorsi e le penalità: vero che proprio perché ha stabilito tutto ha avuto almeno un paio d’anni di vantaggio nello sperimentare le soluzioni poi adottate. Ma barca ed equipaggio si sono dimostrati i migliori. Punto e basta.
Semmai possiamo cominciare a ipotizzare con che tipi di barche (se ancora saranno barche) si disputerà la prossima edizione, tra quattro anni. Saranno ancora i kiwi a dettare le regole e le tipologie: prepariamoci dunque, chi almeno ci sarà, a vedere…cose mai viste. Considerando la velocità con cui avanzano le tecnologie più sofisticate, c’è da immaginare addirittura una gara di “aggeggi” condotti da robot o pilotati da remoto. La vela come la conoscemmo è morta, viva la vela. (A.F.)