Cina-Usa, bastano due panda?

Nella foto: Un pupazzo di panda che con grande festa annunciava negli Usa l’arrivo dei panda cinesi.
Ha fatto notizia nei giorni scorsi l’arrivo a Washington di due panda, simboli riconosciuti delle politiche ambientali, inviati dalla Cina agli Stati Uniti d’America. Un gesto d’amicizia, ha scritto il presidente cinese. Un gesto che ha aperto molte speranze di pacificazione mondiale, come ci ha scritto sul web la signora Wanda Potenti da Taranto.
Ho letto sul Sole24Ore che Pechino ha inviato i due Panda agli Usa per stemperare il clima di crescenti tensioni bilaterali. Un bel gesto, una speranza che in tempi come questi di guerire e quasi guerre apre il cuore. Ma ci sarà da fidarsi?
*
Il testo esatto del messaggio di accompagnamento dei due panda, firmato dal presidente cinese, dice: “Siamo disposti ad essere un partner e amico degli Stati Uniti: il che avvantaggerà non solo i nostri due Paesi ma il mondo. La Cina ha sempre gestito le relazioni in accordo con il reciproco rispetto, della coesistenza pacifica e della cooperazione”.
[hidepost]
Certamente è stato un bel gesto, anche se l’accordo specifica che i due panda giganti sono solo in prestito per dieci anni, dietro la corresponsione – abbiamo letto – di un milione nei dollari all’anno per finanziare progetti di conservazione dei panda in Cina.
Dollari a parte, il bel gesto cinese apre alle speranze, ma con prudenza. Per quanto la Cina cerchi con franchezza la pace con il mondo occidentale – dicono gli esperti europei – la sua politica economica tende invece ad espandersi come potenza globale, non rinunciando a minacce di guerra in particolare nel Far East dove prevale la questione Taiwan, ovvero la volontà di riappropriarsi “con l’amore o con la forza della provincia ribelle”: dove il confronto militare vede però Taiwan protetta da un imponente schieramento navale ed aereo occidentale, con gli Usa in primo piano.
Basteranno i due panda in prestito per stemperare i venti del gigantesco confronto globale? Noi ci speriamo, come la signora Wanda: ma oggi la pace si regge in particolare sull’economia: e il confronto economico tra Cina e Occidente non è esattamente idilliaco.
[/hidepost]