POT Livorno ed altre historie
LIVORNO – Varare un piano operativo triennale, per una AdSP come quella di Livorno che naviga da sempre sulle emergenze continue, non è un ballo a corte (scusate la citazione di Mao Zedong). Naturale dunque che nella atipica ma comprensibile riunione congiunta tra commissione consultiva e partenariato, martedì scorso a Palazzo Rosciano, si siano sentite molte voci e non tutte d’accordo. L’incontro è servito, come doveva, a mettere a punto le quasi 200 pagine della bozza. Proviamo ad estrarne alcuni punti, emersi dagli interventi numerosi e a volte urticanti (Bonistalli, Marcucci, De Filicaia, Alberti, Dari, sindacati etc) ma sempre collaborativi.
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Primo risultato: la stravagante (per non dire peggio) idea di far pagare ai terminalisti i dragaggi e la manutenzione del fronte acqueo, che aveva prodotto anche una dura lettera di Confindustria locale, è stata ritirata. Ci ha picchiato sopra in particolare Marcucci, ma non solo lui. De Profundis, non val la pena di soffermarcisi ancora.
Secondo risultato: il “mal di Rixi”, che nei giorni scorsi ha attraversato trasversalmente non solo il porto ma anche la Regione e l’interporto, è stato ridimensionato. L’AdSP almeno al momento va avanti con il programma della Darsena Europa e il commissario Guerrieri ha promesso che la gara per la costruzione e la gestione “ci sarà nel 2025”. Ce lo segnamo sul calendario, sperando che non sia verso la fine.
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Terzo risultato: picchia e mena, come si dice, la Regione si è convinta che la semplice ricostruzione del ponte alla foce del Calabrone non risolve i problemi dei cantieri pisani dei Navicelli e nemmeno quello dell’insabbiamento della Darsena Toscana. Ha pertanto stanziato 400 milioni per la progettazione di un ponte nuovo, che sarà però ubicato più a monte della foce. Mobile o fisso è tutto da decidere: ma almeno sembra essere stata digerita la proposta di Enrico Bonistalli di andare il più possibile verso il ponte dell’autostrada e di avere la stessa luce di quello. È difficile, al momento, capire se ci vorranno un paio d’anni o un quarto di secolo: quello che è evidente è che sul problema siamo in ritardo per l’incrocio di competenze tra province di Livorno e Pisa, Regione Toscana e AdSP, Autorità dei Navicelli e anche parco naturale. Un guazzabuglio dal quale è difficile cavare le gambe e in tempi stretti.
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Chiudiamo queste note con il punto sulla “strettoia” del Marzocco. Il presidente dell’AdSP Guerrieri ci ha detto di recente, nella nostra intervista, che l’allargamento del canale a 120 metri (dagli attuali 70) sarà pronto, con il ritocco anche ai fondali, nel 2026. La rimozione delle vecchie tubature Eni è stata pressoché completata, ma c’è da bonificarle per non rischiare inquinamenti. Ci saranno ancora interruzioni del traffico navale, concordate tra Capitaneria, piloti, ditta appaltatrice e terminalisti. Le nuove tubazioni Eni sono già in sito. Poi c’è. Come noto, da allargare il bacino di evoluzione con l’eliminazione della parte terminale della Calata Tripoli: lavoro che però è ancora da progettare, alla ricerca di un accordo tra istituzioni e servizi.
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Piccola nota in coda: ritardano i lavori di avvio del tanto discusso e tanto atteso “marina” del Porto Mediceo. Paolo Vitelli ci ha detto che è solo per una questione burocratica – al solito – di approvazione dell’avvio da parte di tutti gli enti, una catena che arriva anche a Firenze. Qualche indiscreto ha parlato invece di un possibile contenzioso sugli immobili nel progetto. “In cauda venenum”, solo chiacchiere o anche in questo caso il tempo sembra non contare per chi deve mettere il bollo finale?
(A.F.)
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