Autoproduzione e monopòli
ROMA – Sul tema dell’autoproduzione nei porti, uno dei tanti ancora non risolti malgrado vari tentativi, si torna in questi giorni di inizio settembre, un feroce braccio di ferro tra compagnie armatoriali e imprese e cooperative portuali. Lo richiama una lunga nota, ignorata ma molti media di settore, l’USB dei portuali.
Il commento alle recenti sentenze del Consiglio di Stato, da parte di un avvocato di GNV – scrive il Sindacato di Base – “è solo uno dei tasselli di questa guerra che al momento si sta giocando più nelle aule dei Tribunali che sulle banchine. Perché alla nostra organizzazione sindacale arrivano decine di segnalazioni di casi di autoproduzione “non autorizzata” in diversi porti italiani”.
“I tentativi da parte delle compagnie armatoriali – continua la nota dell’USB – di utilizzare personale marittimo per le operazioni di rizzaggio e derizzaggio, si susseguono ormai quasi quotidianamente. Salerno è sicuramente il caso più emblematico con i portuali Intempo, che hanno portato avanti la battaglia proprio contro l’autoproduzione, “allontanati” e lasciati senza turni, sembra, per volere dello stesso armatore. Ma anche Palermo, Livorno, Trieste e via dicendo”.
“Se da una parte il quadro normativo al momento non sembra mutato, dall’altra è chiaro – sostiene l’Unione – che è solo una questione di tempo. Senza una reale opposizione prima di tutto da parte dei lavoratori portuali, c’è il rischio che alla fine l’autoproduzione, o per meglio dire la totale e definitiva liberalizzazione del sistema del lavoro portuale, arrivi presto”.
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Tutti i soggetti, cosiddetti portatori di interesse, stanno giocando la propria partita sottotraccia e senza l’avvio di una forte mobilitazione sindacale non è difficile pensare che, prima o poi, si giunga ad un accordo di compromesso.”
In conclusione: siamo convinti che si debba, nell’immediato, proseguire nella denuncia portuale di ogni tentativo di autoproduzione non autorizzata così come è stato fatto, ad esempio a Salerno con un esposto direttamente alla Procura della Repubblica. Occorrerà poi fare pressioni sulle AdSP, affinché qualsiasi eventuale richiesta di autorizzazione abbia effettivamente i requisiti di legge”.
Fin qui la nota. Che non è campata in aria, ma affronta il problema solo da un punto di vista, quello della legittima – anche se in alcuni casi non più attuale – difesa di uno storico monopolio. Perché l’autoproduzione selle navi fa parte delle nuove normative di Bruxelles e risponde a un altrettanto legittimo tentativo di vincere la concorrenza dei porti extra-Ue sui costi generali delle operazioni portuali.
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