Dagospia e le spiate su Aponte

Gianluigi Aponte
LIVORNO – È il primo porto d’Italia, da mesi ormai è nell’occhio del ciclone: e non si può pretendere la sordina sui fatti che lo riguardano.
È il primo armatore del mondo specie nei container, è a capo ormai di un impero logistico che continua a crescere a ritmo accelerato: e non si può pretendere, anche su lui, che non si vada a scandagliare sulle sue imprese.
Parlo, ovviamente, del porto di Genova e del comandante Gianluigi Aponte. L’occasione me la fornisce Dagospia, il noto sito che fa le bucce ai Vip, in un lungo servizio che li mette insieme. Anzi, scrive che Aponte è tutt’altro che sazio e vuole “apontizzare” anche il porto di Genova.
Non entro nel merito delle tre paginate che Dagospia dedica al tema. E non le avrei nemmeno lette se non me le avesse segnalate un amico che invece ciaccia dappertutto, molto più attento di me.
Mi limito invece a ricordare che la famiglia Aponte ha investito in ben altri porti che non quello di Genova: per rimanere in Italia – e lui certo non c’è rimasto con gli investimenti – basta citare Gioia Tauro, diventata un gioiello, ma anche Napoli, Civitavecchia, Trieste e pure la mia piccola Livorno, socio importante de terminal Lorenzini & C.
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Che MSC voglia consolidarsi su Genova non è che un piccolo passo avanti per potenziare l’impero. Dagospia racconta delle trattative di una delle società cardine di Aponte per avere l’aeroporto di Genova: e del resto, la logistica mondiale è ormai fatta da colossi che sono sempre più multimodali, e solo poi da una pletora di aziende anche validissime, ma non a quei livelli. Non va dimenticato che Aponte era stato il primo a proporsi per salvare Alitalia, bloccato da argomentazioni speciose, che qualcuno ha anche ritenuto essere “niet” politici. Non ha poi perso tempo e s’è fatto i suoi aerei: aggiungendoli alle sue navi, ai suoi treni (Italo e i cargo), ai suoi trasporti terrestri, ai suoi terminal eccetera.
Se v’interessa l’epopea della famiglia, andate pure a leggervi le malignate di Dagospia. Facendoci sopra, è ovvio, i dovuti distinguo. Da parte mia devo solo ammirare un imprenditore più che ottantenne, nato come modestissimo armatore di una navetta di Salerno (io fui tra i suoi primi clienti, per una spedizione alle sorgenti del Nilo che poi finì in un ridicolo disastro proprio sul Nilo), ammirato ed aiutato agli inizi proprio da Livorno, dall’indimenticato “sor Aldo” (Spadoni). Ammiro un ex piccolo comandante di mare che oggi è quello che è, osando, rischiando, combattendo. E mantenendosi italiano puro anche se risiede a Ginevra.
(A.F.)
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