Proteggere le spiagge naturali
ROMA – Negli ultimi anni e con frequenza sempre maggiore – scrive l’associazione e ambientalista Marevivo – gli habitat individuati dall’Unione Europea e dai trattati internazionali quali rarità da salvaguardare vengono utilizzati per fini ludici e sportivi che determinano un’alterazione permanente dello stato dei luoghi, recando disturbo alle specie presenti, tartarughe e uccelli, specialmente durante la stagione riproduttiva. Questo uso improprio degli spazi naturali o semi-naturali da parte di organizzazioni private è spesso reso possibile avvalendosi della sola autorizzazione del Comune ospitante, senza alcuna legittimazione da parte degli organismi statali competenti.
È in atto un vero e proprio cortocircuito normativo – sostiene Marevivo – che compromette ecosistemi delicati e meritori di particolare protezione, identificati e classificati da due direttive europee della Rete Natura 2000 (Direttiva Habitat e Direttiva Uccelli), che impone ad ogni Stato l’adozione di specifici provvedimenti per la loro tutela. Una situazione paradossale creatasi per effetto della sub-delega assegnata dalle Regioni ai Comuni per svolgere attività di pianificazione e regolazione degli usi turistici delle aree demaniali. La tutela dell’ambiente, ancor più dopo le recenti modifiche costituzionali (agli articoli artt.9, 41 e 117), è una competenza esclusiva dello Stato, per questo l’alterazione della biodiversità e il danneggiamento anche solo di un tratto di vegetazione dunale non possono essere autorizzati con un semplice atto amministrativo, per effetto della pressione sugli enti locali esercitata da importanti realtà economiche, con la promessa di ritorni economici per il territorio. A maggior supporto intervengono i C.A.M. – criteri ambientali minimi – che sanciscono come tali eventi non si dovrebbero realizzare in luoghi fragili, come le spiagge.