Guerra o pace
LIVORNO – Guerra o pace, non si scappa. E se le banchine labroniche sono note in tutta Italia per il record dei contenziosi tra operatori, anche tra operatori e autorità-record contro il quale hanno lavorato con alterne fortune il presidente Guerrieri e nel suo segretario Paroli – le nuove bordate che si stanno scambiando a palle incatenate due dei maggiori gruppi sul porto, Grimaldi e il cluster delle associazioni imprenditoriali non depone certo per un clima di pace. Subito una postilla: tra i firmatari del duro documento qui accanto contro Grimaldi non ci sono i portuali. Perché?
Guerra dunque: a meno che, come recitavano i vecchi saggi, si vis pacem para bellum; ovvero, (traduzione mia personale adattata al caso) per arrivare alla pace bisogna passare dalla guerra.
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Al momento, siamo allo scontro. Nel quale entrambi i combattenti tirano per la giacchetta l’AdSP, chiedendo peraltro entrambi le stesse cose: garanzie dei container in TDT, nuovo piano d’impresa che lo certifichi, sviluppo del lavoro sulle banchine. Grimaldi garantisce che per il suo gruppo Livorno è strategico e lavora per lo sviluppo, contenitori compresi: ma vista la carenza di aree portuali per le auto (e “altro”), per far lavorare la gente del TDT vi sbarca anche le auto, dei suoi traffici e anche dei concorrenti.
In una recente intervista sul quotidiano Tirreno Emanuele Grimaldi tira anche una frecciata al presidente di Confindustria locale Piero Neri, fino a ieri suo potente alleato grazie anche all’utilizzo di Sintermar. Qui a fianco, Piero Neri restituisce lo schiaffo citando il presidente dell’ICS e rigettando quelle che sembrano sotterranee minacce.
Brutta vicenda quando si scende ad personam….
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Sullo scontro livornese i concorrenti esterni ci stanno andando a nozze. Su Interporto Quadrante Europa si attribuisce alla Cilp la vera condotta della polemica nella discussione accesa durante la riunione del partenariato: aizzando chi mette in giro le voci di una manovra per sostituire in Cilp il socio (al 50%) Neri con il socio Grimaldi. Che a sua volta accusa l’altro di difendere “rendite di posizione” labroniche e di creare “un clima d’allarme infondato”. Siamo agli schiaffi in faccia: metaforici, ma che bruciano come veri.
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Vorrei concludere, se mi è consentito, con un consiglio dall’esterno.
Perché dall’esterno?
Perché Confindustria non ha mai mandato alla Gazzetta Marittima le sue note, la prima delle quali passatami da un amico e quella di oggi ricavata dalla stampa quotidiana.
Forse per questo i miei commenti non sono né richiesti né interessano.
Però da cronista dei fatti, devo chiedermi a chi conviene che la contesa si inasprisca ancora e non si cerchi da entrambe le parti di calmare le acque. Si tratta di lavoro, di investimenti fatti e da fare, di credibilità dello scalo, di centinaia di persone oggi con il fiato sospeso. Continuando a volare gli schiaffi e arrivando addirittura a rotture ufficiali – in tempi di crisi mondiale dove tuti dovrebbero combatterla insieme – entrambi i gruppi rischiano di fare e farsi del male; e di far male al porto.
Per favore.
Antonio Fulvi
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