Panta Rei TDT ma aiutiamo le possibilità
LIVORNO – I francesi direbbero: né dérange pas notre balances. Tradotto in italiano, se non vogliamo usare il più spiccio e volgare “non rompeteci i c….i” diventa: non disturbate i nostri assetti, i nostri equilibri.
L’ho presa alla larga, perché, francamente, la vicenda da del TDT, con lo scontro del nuovo azionista Grimaldi con il cluster portuale per il dirottamento sul terminal dei traffici auto, sta rischiando di andare oltre i normali fatti della concorrenza.
In un porto dove alcuni generatori di lavoro – i container – sono in crisi per fattori mondiali che coinvolgono tutti i porti nazionali; e dove da tempo invece crescono i traffici auto tanto da saturare ogni buco disponibile, l’ovvia scelta del “nuovo” TDT di riempire i proprio piazzali semivuoti con le auto ha messo in allarme il cluster.
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Tanto allarme quanto più voci incontrollate hanno ipotizzato rotture di alleanze consolidate, uscite di Grimaldi da Confindustria (schiaffo indiretto anche al gruppo Neri), addirittura terremoti in Cilp (il socio Neri al 50% sotto tiro con la minaccia, non si usà ancora quanto inventata, di sostituirlo con Grimaldi). Una cosa è certa: manca la serenità di riportare le cose al livello di una normale ridistribuzione di traffici, utilizzando gli spazi (scarsissimi) disponibili.
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Su tutto, incombe il crescente timore di ulteriori ritardi al già più volte rinviato appuntamento con la Darsena Europa. Appuntamento che risolverebbe tutto: più spazi dedicati ai Teu, più spazi per ro/ro e car/carrier, più comodi e attrezzati spazi per i traghetti e le crociere. Ma ad oggi, per la Darsena Europa occorrono almeno altri cinque anni. Un lustro nel quale bisogna trovare nuovi equilibri cercando di mantenere la pace sociale, i posti di lavoro, non penalizzare quelli sulle banchine e sul loro retro, rispettare i piani vigenti e vararne di nuovi che siano compromessi accettabili per tutti. O quasi.
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Ipotesi più o meno allarmate e allarmanti, voci di conquassi, duelli all’arma bianca tra operatori e armatori, ricorsi alla magistratura (il porto ha già il triste primato in questo senso) fanno tutti parte di un non auspicabile prossimo futuro. Quale alternativa, legittima e accettabile? Calmare le acque, attendere nel nuovo piano d’impresa del TDT – che dovrebbe già esserci, visto che un gruppo come Grimaldi non impegna 140 milioni di euro per un acquisto di cui non ha programmato l’utilizzo di oggi e di domani – e cercare di non perdere traffici: né quelli dei Teu, né quelli delle auto, né quello dei passeggeri.
C’è chi vede per Livorno un futuro principalmente di porto passeggeri, crociere e auto. Sono i tre settori che oggi tirano di più, non solo a Livorno. Chi ricorda che il porto è stato il primo del Mediterraneo nei contenitori, dimentica che la storia va avanti. Panta Rei, tutto passa, dicevano i filosofi greci. Facciamo in modo che, nel passare, non ci siano solo ferite ma anche opportunità. Almeno, proviamoci.
Antonio Fulvi
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