Tempo per la lettura: 2 minuti

Ponte Messina: considerare “first” le navi

MESSINA – Ovviamente, non c’è opera pubblica (e spesso anche privata) che non comporti una serie di “caveat”: parte dei quali fasulli, ma non tutti.

In questi giorni, a livello marittimo, si è acceso il dibattito sulle problematiche che il ponte sullo Stretto di Messina potrebbe creare al transito delle grandi navi, le cui altezze sono cresciute e continuano a crescere.

L’interrogativo: la “luce” massima prevista per il ponte al centro, 65 metri dal pelo dell’acqua, sarà sufficiente anche domani e dopodomani?

Quello del ponte di Messina e dell’altezza delle navi non è un falso interrogativo.

Dato per scontato che il ponte serve e servirà sia per la Sicilia che per completare le famose e sospirate reti TEN-T in Meridione, dovrà però anche creare una nuova disciplina dell’attraversamento dello stretto, già oggi affollato nei due sensi. È noto che lo stretto ha un traffico disciplinato anche oggi, con rotte specifiche sia in senso nord che in senso sud: rotte che riguardano pure le dimensioni e le tipologie di navi.

L’interrogativo: premesso che il ponte avrà la luce massima (65 metri) solo per circa 600 metri al centro, mentre il resto del ponte viaggerà a circa 45,50 o 55 metri di altezza dall’acqua, dovrà essere istallato una specie di semaforo per le grandi navi sui 600 metri di larghezza massima?

E inoltre: nel malaugurato caso di avaria di controllo a una grande nave proprio in prossimità del ponte, se lo scafo deviasse fino a impattare contro un settore più basso del ponte stesso, si ripeterebbe la recente tragedia di Baltimora?

O saranno previste opere di difesa delle zone basse, senza per vietare il transito delle piccole e medie unità tra cui i traghetti locali?

[hidepost]

Siamo ancora alla parte degli espropri terrestri per le progettate rampe di accesso al futuro ponte, quindi c’è tempo per considerare bene e in modo approfondito anche la parte marittima. Che non vuoi dire no al ponte: ma vuol dire ricordare che i traffici marittimi sono la vena giugulare dell’Italia e vanno il più possibile facilitati, non condizionati o complicati. Presto gli armatori – abbiamo sentito dire – si faranno vivi anche su questo tema.

(A.F.)

[/hidepost]

Pubblicato il
4 Maggio 2024
Ultima modifica
6 Maggio 2024 - ora: 10:56

Potrebbe interessarti

La quiete dopo la tempesta

Qualcuno se lo sta chiedendo: dopo la tempestosa tempesta scatenata a Livorno dall’utilizzo del Tdt per le auto di Grimaldi, da qualche tempo tutto tace: sul terminal sbarcano migliaia di auto, la joint-venture tra...

Leggi ancora

Se rullano tamburi di guerra

Facciamo così: se avete voglia di ripassare con me un po’ di pillole di storia, che possono insegnarci qualcosa sull’attuale preoccupante rullo di tamburi di guerra, provo a pescare nella memoria.   Le spese per rinforzare...

Leggi ancora