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Quest’isola felice che fummo

LIVORNO – Non siamo l’isola felice che un tempo sembrava l’appellativo coniato apposta per questa città: tanto che i giovani, molti giovani, dicevano con allegra alterigia “meglio disoccupato all’Ardenza che ingegnere capo a Milano”.

Altri tempi: eppure un po’ di spiritaccio livornese c’è rimasto, forse per quelle radici che lo scrittore Indro Montanelli, da “quasi” fiorentino bucaiolo citava con sfottò nel suo libro “Maledetti toscani”: Livorno è la Napoli della Toscana.

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Perdonatemi questo incipit.

Ricomincio: non siamo (più) l’isola felice: ma potremmo almeno galleggiare nella serenità delle cose fatte, dei progetti avanzati e in un retaggio delle antiche glorie di un Granducato che a Livorno ha voluto molto bene.

Invece abbiamo il record o quasi della litigiosità in porto; i tanti progetti per stare al passo con i tempi della logistica inciampano ogni giorno in qualche intoppo; viviamo in un contesto di istituzioni che parlano molto di collaborare e firmano tanti protocolli ma poi non riescono a risolvere in anni ed anni la trasformazione di un incrocio incasinato di strade, stradette, sfociato di canali e binari (Calambrone) in un “ultimo miglio” veloce e adeguato per Darsena Toscana e (sperata) Darsena Europa.

La vicenda della VIA per la Darsena Europa è diventata pura ironia, con un decreto di OK che da mesi viene masticato e rimasticato ma non rilasciato dall’incrocio dei ministeri competenti, con ritardi che mettono in crisi non solo l’AdSP ma anche le imprese vincitrici dell’appalto dei lavori esterni; e ancora, la vicenda dell’hub delle crociere l’ho sintetizzata qui di fianco; da quasi mezzo secolo si parla di uno sfogo alla Bellana per il turismo nautico, anche per mettere un po’ di regola agli ormeggi nei Fossi; in Darsena Vecchia, proprio davanti al monumento dei 4 mori – che è il simbolo della città – si accatastano reti e spazzatura, un mercatino del pesce sotto gli scarichi delle auto e rumenta a galla; nel Porto Mediceo, dove sono stati spazzati via gli insediamenti a terra della Lega Navale (istituzione nazionale) e sono sotto attacco altri benemeriti servizi sociali, si tollerano barchette e capannine di clochard addossate alle mura medicee proprio dove dovrà sboccare la nuova strada di accesso con il prolungamento oltre il Cantiere Benetti della via Fagni; si vuol demolire la torre dell’Avvisatore Marittimo, servizio privato con forti investimenti privati e riconosciuto essenziale per ogni porto; il prestigioso viale Italia, strada principe del lungomare, è una vergogna di buche e rappezzi, come la veste di Arlecchino, con i tombini sprofondati perenne pericolo per le due ruote…eccetera eccetera.

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Chiedo ancora scusa: ma siamo, come noto, alla vigilia di una serie di tornate elettorali più che importanti: europee, regionali, comunali.

Su queste pagine non si fa politica e non la faccio io in particolare.

Però c’è amarezza nel vedere che tante cose possibili non vengono affrontate, che in vista delle prossime chiamate alle urne si promettono mari e monti, ma non si parla (né tantomeno si provvede) a fare cose concrete, neanche le “piccole cose di pessimo gusto” (Gozzano) che rendono però la vita quotidiana meno complicata.

Nessuna accusa ad personam, solo uno sfogo forse troppo personale di un vecchio cronista che sperava di lasciare per i propri nipoti un mondo migliore, proprio che e specialmente nelle piccole cose di questa un tempo città benedetta dalla natura, dall’incrocio di razze e dalla sua grande storia.

Sbaglio?

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Pubblicato il
24 Febbraio 2024
Ultima modifica
26 Febbraio 2024 - ora: 13:05

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