Darsena Toscana qualche “se” e qualche “ma”
LIVORNO – Sia ben chiaro, nessuno vuol guastare la festa: né cavalcare i tanti scetticismi che ogni grande opera si tira fatalmente dietro. Però la vicenda del TDT, ovvero il Terminal Darsena Toscana che sembra ormai definitivamente acquisito dal gruppo Grimaldi, qualche perplessità l’ha innescata.
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Cominciamo in chiave positiva: Grimaldi è un operatore serio, è una potenza in svariati campi a livello anche internazionale, non ci sono dubbi che saprà sviluppare ancora di più il lavoro fino ad oggi ben fatto del TDT e del suo manager Marco Mignogna sui contenitori: in più, sfruttando la potenzialità delle aree alla radice del terminal, risolverà – si spera totalmente o quasi – il suo pressante problema di spazi per i traffici ro/ro, ro/pax e specialmente car-carrier. Del resto il potenziale teorico del TDT è di un milione di Teu e oggi ne vengono operati poco meno di 700 mila: vuol dire che le due funzioni, Teu e cargo, possono completarsi senza reciproci sacrifici. A che Luciano Guerrieri, presidente dell’AdSP, dopo aver ribadito che i Teu vanno salvati ha messo la sua firma sull’operazione, chiudendo il quasi generale pianto per il “gran rifiuto” di MSC.
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Fin qui dunque tutto bene. Però rimane qualche “se” e anche qualche “ma”. C’è chi ricorda che MSC titolare del TDT sarebbe stato un ulteriore passo verso l’impegno del primo terminalista mondiale dei Teu verso la Darsena Europa. Il suo sdegnoso disimpegno dal TDT, insieme alla grana in cui è da anni coinvolta per la Porto 2000 che non certo rende la compagnia ben disposta, come minimo preoccupa.
Preoccupa anche che il TDT, notoriamente in vendita da almeno un anno, non abbia fatto gola a molti: anzi, abbia visto farsi sotto solo Grimaldi, che ha le sue urgenze specifiche in zona. In tempi come questi nei quali c’è una corsa mondiale ai terminal, sia dai fondi d’investimento che dalle catene terminaliste, non è da definire un bel segnale. Incide probabilmente anche il faticoso iter dell’allargamento del canale di accesso, dalle disavventure del microtunnel e i tempi residui di resecazione della banchina (si parla di finire solo l’anno prossimo, dopo almeno cinque anni…): incide il mancato tombamento dello sbocco dello Scolmatore, che riempie ciclicamente di fango i fondali e condiziona tutto il bacino; incide il terribile “ultimo miglio” stradale e ferroviario che malgrado tante chiacchiere sul ponte del Calambrone continua ad essere un impedimento. Incide…
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Non ci vogliamo tirare la zappa sui piedi, e quindi basta così. Ma è chiaro che ciascuno dei problemi citati non aiuta a fare del porto un porto attuale: né aiuta a proporsi, con una Darsena Europa che a sua volta sconta vent’anni di chiacchiere e ancor oggi è condizionata da un OK “con prescrizioni”, come porto di domani. Aspettiamo il colpo d’ala: sperando che non sia come la commedia di Samuel Beckett, “Aspettando Godot”.
(A.F.)
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