Italia-Cina: Roma torna nei ranghi
ROMA – Ci hanno presi per le orecchie, da Bruxelles e da Washington: e il risultato è che la Silk Road initiative cinese, con tutte le sue promesse forse eccessive, è tramontata ufficialmente anche per l’Italia. Punto e a capo: però, come si dice in genere dopo le separazioni di coppia, “restiamo buoni amici” anche se in realtà ci strapperemmo i capelli l’un l’altra.
«Abbiamo già convocato per l’anno prossimo a Verona – ha detto il ministro Tajani, con qualche comprensibile imbarazzo – la riunione intergovernativa Italia-Cina per affrontare tutti i temi di commercio internazionale. Continuano ad esserci ottimi relazioni e rapporti, pur essendo un Paese che è anche un nostro competitori a livello globale».
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Non è stata una decisione facile, quella presa dall’Italia: perché è assodato che la Cina è ormai la prima “fabbrica” del mondo, dalla quale dipendono molte economie, compresa la nostra.
Il commercio, l’import e l’export, sono i motori dello sviluppo: far finta di chiudere la porta al Far East è già impegnativo anche come finzione, come ben sanno tutti coloro che operano nel mondo reale.
Ma finché esistono i “blocchi contrapposti”, tenere i piedi in due staffe è difficile.
Rimarremo buoni amici?
(A.F.)
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