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Italia-Cina: Roma torna nei ranghi

ROMA – Ci hanno presi per le orecchie, da Bruxelles e da Washington: e il risultato è che la Silk Road initiative cinese, con tutte le sue promesse forse eccessive, è tramontata ufficialmente anche per l’Italia. Punto e a capo: però, come si dice in genere dopo le separazioni di coppia, “restiamo buoni amici” anche se in realtà ci strapperemmo i capelli l’un l’altra.

«Abbiamo già convocato per l’anno prossimo a Verona – ha detto il ministro Tajani, con qualche comprensibile imbarazzo – la riunione intergovernativa Italia-Cina per affrontare tutti i temi di commercio internazionale. Continuano ad esserci ottimi relazioni e rapporti, pur essendo un Paese che è anche un nostro competitori a livello globale».

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Non è stata una decisione facile, quella presa dall’Italia: perché è assodato che la Cina è ormai la prima “fabbrica” del mondo, dalla quale dipendono molte economie, compresa la nostra.

Il commercio, l’import e l’export, sono i motori dello sviluppo: far finta di chiudere la porta al Far East è già impegnativo anche come finzione, come ben sanno tutti coloro che operano nel mondo reale.

Ma finché esistono i “blocchi contrapposti”, tenere i piedi in due staffe è difficile.

Rimarremo buoni amici?

(A.F.)

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Pubblicato il
16 Dicembre 2023
Ultima modifica
18 Dicembre 2023 - ora: 12:48

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