Burrasca àncore e uomini
LIVORNO – Il mare è in burrasca, le navi sono dirottate dai porti meno facilmente accessibili, il conteggio dei traffici cala.
Per chi vede principalmente il bicchiere mezzo vuoto, sono tempi da bicchiere tutto vuoto.
Se ci aggiungiamo le guerre in corso, che stanno martoriando la logistica mondiale – meno quella delle armi, ma che non porta pane – il bicchiere, ad essere pessimisti, potrebbe anche andare in pezzi.
Eppure, diceva Galileo, eppure: il nostro mondo si muove e si muove in avanti.
Se non ci fosse l’apparato burocratico nazionale e locale a frenare, sarebbero tempi di grandi cose: basta esaminare i bilanci preventivi delle principali AdSP per constatare un mondo d’iniziative, investimenti su strutture e servizi, adeguamenti informatici, la non solo ipotizzata ma applicata.
In pagina interna riportiamo un paio di foto della nuova opera completata a Gioia Tauro da Fincosit, banchina e aree retrostanti che potenzieranno ancora il grande scalo. E non è che un esempio. In Adriatico Trieste e Venezia, ma anche Bari, Ancona, Ravenna e i loro porti minori aggregati crescono. Sul Tirreno Genova ha investimenti record – vedi questo stesso numero – con invidia (e qualche malignità sulla genovesità di Rixi, potente viceministro delle infrastrutture) ma anche La Spezia sta diventando una potenza portuale rilanciando Marina di Carrara. E il Sud, con Palermo, Catania e Taranto non è da meno.
Ovunque, anche in porti minori, stanno nascendo e sviluppandosi bellissime e accattivanti stazioni per le crociere, vacanze che registrano una nuova ondata di richieste, forse perché c’è bisogno in tutti di “staccare” almeno per qualche giorno.
Dunque, malgrado la crisi mondiale e i traffici che calano, il bicchiere è ancora mezzo pieno. Basta saperci bere.
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Già, saperci bere.
E qui torniamo in terraferma dopo i voli.
Mi riferisco al sistema del Nord Tirreno, quello che fa capo a Livorno, da cui scriviamo. Vero, Cicero pro domo sua, siamo partigiani di un dettaglio della portualità.
Ma sta diventando un caso nazionale che si dibatte – non credo per colpa dell’AdSP ma della ragnatela di competenze locali, regionali e nazionali – in progetti meravigliosi ma da anni in stand-by.
La Piattaforma Europa, lentamente declassata a sola Darsena Europa, dopo vicissitudini infinite attende da quasi un anno la VIA dalla speciale commissione dell’Ambiente, con un anda e rianda di documenti, “osservazioni” a centinaia, silenzi ma non assenzi: una vergogna – lasciatemelo dire – per un Paese moderno, aggravata a nostro parere da una incomprensibile coperta di silenzi anche da parte delle istituzioni locali e dalle stesse associazioni, che sul porto dovrebbero essere giornalmente di stimolo. Se anche questa maledetta VIA finalmente arrivasse – ci sono voci contraddittorie: oggi, domani, forse già in viaggio – il ritardo accumulato sarà enorme. E vi si potrebbe leggere come concausa anche lo sdegnoso “nient” del colosso MSC per il Tdt in vendita, a fronte di altri progetti in altri porti che marciano più veloci.
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Altro incredibile, direi scandaloso ritardo: quello della piena attuazione della gara di tanti anni fa – non diciamo quanti per non vergognarci ancora di più – per la realizzazione e la gestione del sognato, progettato, magnificato grande polo delle crociere a Livorno: gara vinta dalla joint venture tra gruppo Moby e Gruppo MSC, che hanno pagato già una decina di milioni di euro sonanti e ballanti ma non hanno ancora il nulla osta finale, impigliato tra ricorsi, denunce civili e penali, cavilli ma non solo cavilli sul “servizio pubblico monopolizzato” o meno, eccetera. Sulla vicenda sono stati investiti la Regione, i Ministeri, le imprese che hanno vinto una (per ora sterile) gara per le opere foranee, i tribunali, gli studi legali di mezza Italia, la politica. Lo stand-by del progetto ha creato problemi a catena per altri traffici, in particolare i rinfusi (il Terminal Calata Orlando è stato programmato in trasferimento almeno in una mezza dozzina di aree ma è sempre li, sopravvento all’alto fondale dove approdano le crociere tra il polverone e i fork lift). Le navi da crociera ancora arrivano, malgrado le tante difficoltà e incertezze, e con la Toremar fanno sopravvivere una Porto 2000 in costante affanno anche se ben gestita: ma sono navi che potrebbero da tempo trovare un’accoglienza da porto non da terzo mondo.
A vedere i progetti che vanno avanti in tanti altri porti italiani, anche minori, a noi livornesi vien da piangere di fronte a quanto continuiamo a poter offrire.
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Punto e basta? Meglio di sì, anche se il cahier de doléances potrebbe essere assai più lungo: e investire i raccordi ferroviari, l’assurdo sbocco dello Scolmatore e del Canale dei Navicelli in Darsena Toscana, le lungaggini per l’operazione microtunnel, il porto turistico del Mediceo che non parte dopo più di vent’anni, il bacinone di carenaggio declassato a darsena per scafi sotto sequestro, le aree dismesse in ambito retro-portuale (ex Spica, per esempio) tanto preziose in tempi di fame di spazi quanto ancora soltanto vergognosi depositi di rottami….
Punto, davvero.
E chiedo scusa ai lettori.
In tempi di burrasca, recita il vecchio proverbio, si valutano la tenuta delle àncore e degli uomini.
Che dite delle nostre àncore?
Antonio Fulvi
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