Tempo per la lettura: 3 minuti

Michela Nardulli: così una donna al timone

Michela Nardulli

LIVORNO – Venticinque anni di “New Deal” per Italia Marittima, la compagnia di navigazione triestina risorta grazie ad Evergreen dalle ceneri di Finmare: e alla sua guida come chairman, ovvero presidente, la livornese dottoressa 👤 Michela Nardulli, che si è fatta le ossa con Pierluigi Maneschi e il suo team di famiglia in una lunga, ormai storica galoppata nella logistica marittima. Un pluridecennale impegno che l’ha proiettata ad una responsabilità oggi pressoché unica nel panorama dello shipping italiano, visto che di donne al timone dei grandi compagnie armatoriali use ne trovano poche. Ecco la nostra chiacchierata intervista.

🎙️ Presidente, Italia Marittima Spa ha 25 anni, età della fiorente giovinezza per le persone: i tempi invece sono tutt’altro che fiorenti e facili, ma gli apprezzamenti sono stati tanti. Quale secondo lei il vostro punto di forza?

🗣️ “Diciamo che sono molti i fattori: direi però che il supporto del Gruppo Evergreen non è mai mancato e il lavoro quotidiano delle persone a terra ed in mare è stato fondamentale.

🎙️ E quale il problema più serio del sistema Italia con il quale siete costretti a confrontarvi nel lavoro quotidiano e nella programmazione? 

🗣️ “L’eccessiva burocrazia, figlia di leggi forse un po’ fuori tempo. Però devo dire che la politica spesso è stata di aiuto.

🎙️ ll porto di Trieste, vostro scalo d’armamento, è stato storicamente un hub per i traffici dal Medio e Estremo Oriente, porta principale d’Italia anche per il Centro e Nord Europa. Le attuali turbolenze sia sulla sponda Est del Mediterraneo sia sul Mar Nero quanto incidono?

[hidepost]

🗣️ “Sicuramente questo non è un momento facile; e le nostre navi e servizi stanno subendo ritardi.

🎙️ Lei ha sottolineato, nel suo saluto alle autorità durante il meeting dell’anniversario, che Italia Marittima punta a ricevere altre navi più green, destinate ai traffici inter-mediterranei. Può darci qualche notizia in più in merito?

🗣️ “Il Gruppo Evergreen ha in questo momento in ordine oltre venti navi “green”; in questo ordine un numero non ancora definito sarà destinato alla bandiera italiana.

🎙️ Anche sul personale, la quota di italiani è in crescita: lei ha parlato di almeno 50 ufficiali di nazionalità italiana, quando anche altre compagnie nazionali hanno difficoltà a reperirli e a reperire personale di varie categorie. Gli italiani, anche in Adriatico, non amano più navigare?

🗣️ “È difficile dire se le scelte di prendere il mare non piacciono più; ma certamente non è più facile reperire determinate figure professionali.

🎙️ Last but not least:  il mondo sta avvitandosi in problemi pesanti non solo per le guerre ma per l’economia dei blocchi contrapposti. Voi operate in particolare con l’Adriatico verso il Sud e l’Est: quali prospettive in particolare con la sponda africana e con la rivoluzione green che l’UE sostiene e qualche volta sembra imporre oltre il ragionevole?

🗣️ “Come già menzionato di recente, il Gruppo Evergreen ha investito nel porto di ABU Qir ad Alessandria d’Egitto, anche perché le compagnie di dimensioni come Evergreen hanno bisogno di Hub propri. L’interesse verso l’Africa quindi rimane forte. Per quanto riguarda le scelte della UE, siamo sicuri che il governo italiano non lascerà sole le compagnie battenti bandiera italiana.

🎙️ Mi perdoni una curiosità quasi personale in tempi di rivendicazioni femminili: una donna italiana al timone di una grande compagnia di proprietà orientale, quindi l’esperienza sua di questa avventura, ma anche la valutazione dell’accoglienza delle donne nel mondo dello shipping e più ancora della logistica…

🗣️ “Personalmente devo dire che sono fortunata. Prima di tutto, ho avuto l’onore di lavorare direttamente per la famiglia Maneschi che in qualche modo mi ha “sdoganata” nel mondo dello shipping senza fare distinzione di genere. Non posso negare che per me, come molte donne, non sempre è stato facile conciliare tutti gli impegni. Ma ho sempre cercato di guardare avanti, lavorare a testa bassa per raggiungere gli obbiettivi che mi sono stati posti. Il fatto che la proprietà della società Italia Marittima è orientale non ha creato nessun senso di disagio anzi: il rispetto nei miei confronti mi rende molto a mio agio.”

🎙️ Il che significa, spero, che davvero oggi non conta più tanto il genere quanto la capacità e l’intelligenza. Grazie e buon lavoro: il compianto amico Pierluigi Maneschi sarà fiero di lei da lassù…

Antonio Fulvi

[/hidepost]

Pubblicato il
4 Novembre 2023
Ultima modifica
6 Novembre 2023 - ora: 12:54

Potrebbe interessarti

La quiete dopo la tempesta

Qualcuno se lo sta chiedendo: dopo la tempestosa tempesta scatenata a Livorno dall’utilizzo del Tdt per le auto di Grimaldi, da qualche tempo tutto tace: sul terminal sbarcano migliaia di auto, la joint-venture tra...

Leggi ancora

Se rullano tamburi di guerra

Facciamo così: se avete voglia di ripassare con me un po’ di pillole di storia, che possono insegnarci qualcosa sull’attuale preoccupante rullo di tamburi di guerra, provo a pescare nella memoria.   Le spese per rinforzare...

Leggi ancora