Quel tesoro di Leviathan

Michele Marsiglia
LIVORNO – Il quadro delle risorse energetiche per l’Italia sembra ormai legato a due drammatici eventi che stanno sconvolgendo il mondo: le guerre in Ucraina e in Medio Oriente. Con prospettive che gli esperti ritengono tutt’altro che vicine a soluzioni semplici. Lo sottolinea Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli e da vent’anni frequentatore assiduo proprio di quel Medio Oriente che è stato e rimane uno dei principali rubinetti per il greggio e il gas tanto necessari all’Italia.
Una premessa è doverosa: mentre Marsiglia paventa la chiusura dei rubinetti greggio&gas per le guerre in atto, si registra su numerosi porti italiani un forte aumento dell’arrivo di petroliere e di nasiere. Anche a Livorno la centrale dell’ENI ha ripreso a lavorare, dopo un lungo periodo di rallentamento per lavori interni, e si sta vedendo un notevole flusso di navi con il greggio, proveniente sia dal Medio Oriente che dal Mar Nero. Il governo sostiene che le scorte per l’inverno sono sufficienti. In quanto al gas, la costa toscana con i due rigassificatori galleggianti di OLT al largo di Livorno e del Golar Tundra a Piombino stanno pompando al massimo delle capacità. I costi sono uno dei punti neri, ma il prodotto attualmente non manca. Dunque?
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L’intervista a Michele Marsiglia apparsa nei giorni scorsi su alcuni siti (Infopal News) non è di quelle che possono tranquillizzare.
Che il Medio Oriente, con lo scontro tra paesi islamici e Israele sia ormai una “polveriera” è chiaro a tutti. Marsiglia riprende questo termine citando la definizione del ministro degli esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian, il quale a sua volta preannuncia un intervento armato del suo paese contro Israele. E il petrolio iraniano – dice Marsiglia – è tra i migliori come qualità e tra i più importati anche in Italia.
Conseguenza: Federpetroli teme che si chiudano i rubinetti dell’Iran anche per l’Italia, dopo aver seccato o quasi quelli dalla Russia.
E il suo giudizio è che Israele stia facendo male i suoi conti perché a sua volta rischia di vedere compromesse le sue fonti energetiche. Il coinvolgimento degli USA nell’area contestata – dice Marsiglia – è legato anche al fatto che la piattaforma offshore Tamar di Israele, nell’immenso e ricchissimo giacimento Leviathan davanti a Gaza, è operata da una compagnia statunitense.
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Il tema Leviathan, secondo Federpetroli, è uno di quelli alla radice – sotterranea e sottintesa, ma fondamentale – dell’interesse di Israele per Gaza.
🗣️ “Parlare di Leviathan – ha detto 👤 Marsiglia – è addentrarsi sugli interessi di uno dei giacimenti di idrocarburi più grandi e importanti del mondo: oltre 700 miliardi di metri cubi di gas a sole 130 miglia dalle coste di Gaza e Israele”.
Inoltre esiste il grande progetto strategico del gasdotto EastMed che interessa direttamente l’Italia: 3000 e più chilometri di condotta sottomarina verso l’Italia, che dovrebbe essere l’entry-point finale per l’intera Europa. Se partisse – o meglio: se riuscisse a partire – il gasdotto EastMed libererebbe mezza Europa anche dalla sudditanza delle fonti energetiche del mondo arabo. Israele ovviamente ci punta, ma la guerra che si sta allargando a tutto il mondo arabo – conclude Marsiglia – minaccia di far saltare tutto.
Insomma: anche le guerre di religione hanno alla vera radice l’economia.
Marx insegna.
(A.F.)
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