Le donne nell’economia blu
ROMA – Nella sede di Confitarma, si è tenuto il workshop “Empowering Women in the Blue Economy – Intelligence gathering and capacity boosting”, organizzato nell’ambito del Festival della Diplomazia in collaborazione con la Federazione del Mare, con l’obiettivo di esplorare il ruolo delle donne nell’evoluzione e nello sviluppo dell’economia blu, considerando le nuove sfide di crescita sorte a seguito della pandemia da Covid e dell’impatto dei cambiamenti climatici sul settore marittimo.
Laurence Martin, segretario generale della Federazione del Mare, che ha moderato l’incontro, nel suo intervento introduttivo ha ricordato che l’idea di questo workshop si basa sul bando “Donne nell’economia blu” che la Commissione Europea ha lanciato il 17 maggio 2022 e, più in generale, su Next Generation EU che prevede l’adozione dell’approccio di mainstreaming di genere nel settore. Helena Vieira, ricercatrice presso l’Università di Aveiro, coordinatore del progetto europeo WIN-BIG Women in blue economy. Intelligence gathering and capacity boosting, ha illustrato tale progetto, finanziato dal Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (FEAMP), con 14 partner provenienti da 9 Paesi che rappresentano tutti i 6 bacini marini dell’UE ed ha l’obiettivo di mappare l’attuale situazione di genere e le lacune in termini di competenze e capacità che ancora persistono nell’economia blu europea.
Rebecca Pogni, docente presso l’Università di Siena, ha illustrato il progetto WIN BLUE (Empowering Women and Mainstreaming Gender Equality in the Blue Economy), di cui è task leader, con il quale si intende accelerare l’empowerment delle donne nell’economia blu facilitando la loro partecipazione in cinque settori: bioeconomia blu circolare e biotecnologie, acquacoltura e pesca, energia rinnovabile offshore, turismo costiero sostenibile, tecnologie abilitanti all’avanguardia per la protezione e il ripristino degli ecosistemi marini. Il progetto avvierà cinque laboratori WIN-BLUE per coinvolgere gli stakeholder nella: co-progettazione e implementazione di modelli di piani per l’uguaglianza di genere; progettazione e validazione di programmi di upskilling e coaching per le donne; implementazione di una strategia di raccolta e monitoraggio dei dati per analizzare e monitorare l’evoluzione dell’inclusione di genere nell’economia blu; identificazione e valutazione di buone pratiche altamente replicabili.
Annamaria La Civita, direttore generale di Assonave, nel manifestare apprezzamento per i progetti europei volti ad incentivare il ruolo delle donne nell’economica blu, ha evidenziato come negli ultimi anni l’industria navalmeccanica sia stata testimone di numerose trasformazioni in tema di diversity e inclusione delle donne che possono creare valore aggiunto e contribuire positivamente alle sfide che il settore marittimo si troverà ad affrontare in futuro.
Francesca Biondo, direttore generale di Federpesca, ha ricordato che le donne nel settore della pesca hanno sempre svolto ruoli attivi e fondamentali, dando un contributo significativo all’intero settore. Nelle imprese di pesca a conduzione familiare, le donne svolgono spesso mansioni a terra, come il marketing, l’amministrazione, la cura dei rapporti con i cantieri navali, le cooperative di servizi e le capitanerie.
Tiziana Murgia, ha ricordato che Assoporti, di cui è capo della Comunicazione e dell’Ambiente, ha lavorato molto sui rapporti tra porti e città e sulla necessità che i porti italiani abbiano una propria “licenza di operare” nei territori in cui si trovano. Il gender gap rientra in questa attività di dialogo e sostenibilità sociale che significa inclusione e cooperazione. Assoporti, insieme alle autorità portuali, ha sottoscritto un Patto per il miglioramento dell’ambiente e del luogo di lavoro delle donne e, recentemente, una dichiarazione che prende spunto dal progetto europeo “no women, no panel”.
I Secondo Ondrilla Fernandes, social affairs dept dell’International Chamber of Shipping (ICS), nel settore marittimo la diversità va oltre le nazionalità e le etnie e comprende le competenze, i talenti e le prospettive di marittimi, ingegneri, gestori dei porti, riconoscendo le esperienze uniche di ciascuno. Ma la diversità da sola non è sufficiente è necessaria l’inclusione, cioè la garanzia che tutti si sentano accolti, valorizzati e responsabilizzati.
Barbara Magro , del comando generale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera/VII Reparto – Informatica sistemi di monitoraggio del traffico e comunicazioni, dopo aver premesso che la sua esperienza personale testimonia il ruolo pionieristico delle donne nella Guardia Costiera, ha parlato dell’implementazione dell’European Maritime Single Window Environment: Con una rapida panoramica ha spiegato che EMSWe è un sistema di interfaccia unica marittima europea che mira ad agevolare i trasporti marittimi ed a ridurre gli oneri amministrativi a carico delle compagnie di navigazione,
Caterina Cerrini, membro del Consiglio di WISTA ITALY, ha ricordato che la missione di WISTA – Women’s International Shipping & Trading Association è quella di attrarre e sostenere le donne nel settore marittimo, commerciale e logistico, cercando di diminuire il gap di leadership femminile e facilitando lo sviluppo professionale delle donne attraverso la collaborazione con tutte le istituzioni del cluster.