Le mani sulla logistica d’Italia

Nella foto: La bandiera italiana della Marina Mercantile.
Un nostro affezionato e costante lettore, l’ex pilota nei Trieste comandante 👤 Franco Tonelli, non digerisce la…campagna acquisti della MSC della famiglia Aponte sui terminal portuali italiani. Prendendo spunto dal nostro recente intervento con la tabella dei porti europei con sempre più forti partecipazioni delle società pseudo-governative cinesi (“Le mani dei cinesi nei porti europei”) Tonelli ironizza:
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“E le mani degli svizzeri (MSC) in ogni settore dei trasporti passano invece inosservate?”
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Il vero problema non è tanto, a nostro parere, la compartecipazione azionaria di un grande gruppo privato agli assets strategici della logistica, nei trasporti marittimi, terrestri ed aerei: quanto quello di compartecipazioni anche notevoli (spesso oltre il 40%, per non citare il caso limite del Pireo al 100%) di grandi imprese con forti componenti statali, che quindi distorcono la concorrenza, influiscono sul commercio internazionale e comportano anche delicati rapporti tra i governi.
Con MSC, che è un grande gruppo privato creato da una famiglia italiana, che continua a sentirsi italiana malgrado abbia oggi sede in Svizzera (il regime fiscale del nostro non aiuta certo le imprese, nemmeno quelle che investono fino all’ultimo euro ciò che guadagnano), non ci sono compartecipazioni né controlli di uno Stato. È comprensibile l’amarezza del comandante Tonelli che vorrebbe vedere alla luce del sole MSC come emblema del successo italiano. Ma le bandiere delle navi, come si sa bene, sono molto spesso il risultato di tante componenti economiche del tutto avulse dall’amor di Patria. Ci sbagliamo?
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