In ricordo del “sor Aldo”

Aldo Spadoni
LIVORNO – Aldo Spadoni, “il sor Aldo” per tutti noi del giornale, ci piace ricordarlo così come nella foto: sorridente, positivo, coraggioso, attivo. Moriva il 15 settembre di vent’anni fa, lasciando non solo a noi un gran vuoto. Gli uomini muoiono, anche i grandi uomini: e non basta certo “un sasso” (come scriveva Ugo Foscolo nel suo capolavoro I sepolcri) perché la memoria si conservi immutata.
Ci vogliono le azioni, e specialmente ci vuole che abbiano avuto un gran cuore e una grande anima.
Così la retorica dei “coccodrilli” giornalistici, ovvero delle commemorazioni piagnucolose, non ci appartiene: e non appartiene a chi “il sor Aldo” lo ha conosciuto. Non appartiene alla sua famiglia, alla sua gente dell’agenzia marittima oggi rinverdita retta dalla consorte, al mondo dei porti e dello shipping. Aldo Spadoni per tutti noi è ancora qui, al nostro fianco.
Ci sono tanti ricordi: e poi ci sono quelli personali, dei molti incontri per il giornale nei suoi uffici allora dietro il liceo scientifico di Livorno. Aldo Spadoni era impegnato a sostenere Aponte, lo aiutava a reperire traffici, lo presentava agli operatori. Quando “il sor Aldo” morì, nella chiesetta d’Antignano zeppa di gente del porto arrivò anche lui, Gianluigi Aponte, ormai diventato un “big” mondiale dello shipping.
Credo che Aponte e i suoi ci vogliano bene, a noi del giornale, anche perché eravamo l’anima del “sor Aldo” e lui sapeva quanto la sua anima era la nostra.
Oggi lo ricordiamo come allora, con affetto e rimpianto. Che riposi in pace.
(Antonio Fulvi)