Colapesce e la Sicilia
LIVORNO – Mi consento, come diceva qualcuno ben più importante di me, uno strappo poetico sulla Sicilia a una delle sue più care leggende: quella di Colapesce. Ve ne propongo una lettura qui a fianco.
Me lo permetto, e chiedo scusa agli eventuali lettori poco convinti, per due motivi.
Il primo: siamo ormai in pieno agosto, metà delle consuete attività pubbliche (alcune private) hanno chiuso i battenti e quindi c’è aria di alleggerimento generale in vista del clou dell’estate.
Il secondo: il rilancio del ponte di Messina fatto dal governo ripropone una sofferta storia della Sicilia sempre separata dall’Italia malgrado la sua italianità, sempre in bilico tra fare o non far parte dell’Europa storica, logistica e culturale. La splendore di Palermo, di Catania, di Trapani non ha bisogno di elegie.
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Così la leggenda del pescatore che sta sorreggendo sulle spalle una delle colonne sottomarine su cui la Sicilia è fondata, rappresenta non solo il richiamo poetico allo spirito di sacrificio della sua gente, ma anche un memento: l’uomo, con la sua forza e determinazione, a costo del supremo sacrificio può vincere sulle più drammatiche vicende della natura.
(A.F.)
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