L’Italia nel patto per il nucleare UE
PARIGI – Aggiungere 5⃣0⃣ nuovi GW di capacità installata entro il 2050, costruendo dai 3⃣0⃣ ai 4⃣5⃣ nuovi reattori fra impianti tradizionali e nuovi Small Modular Reactors, con il supporto della Commissione UE che deve inserire l’atomo a pieno titolo nella strategia di decarbonizzazione europea.
Sono queste le richieste del club di 1⃣4⃣ paesi UE (più Italia e UK) che vogliono rilanciare il nucleare.
Al meeting che si è tenuto la settimana scorsa a Parigi si sono aggiunti anche l’Italia in qualità di paese osservatore, la Gran Bretagna come invitato speciale e la commissaria UE all’Energia Kadri Simson. Dopo la mozione sul nucleare la dichiarazione finale del meeting è un altro passo del governo Meloni verso il ritorno dell’Italia al nucleare. Un ritorno che non ha bisogno, dal punto di vista legislativo, di nient’altro che l’inserimento dell’atomo nella strategia energetica nazionale: i referendum del 1987 e 2011 non hanno introdotto bandi né moratorie e non richiedono passaggi particolari per puntare di nuovo sul nucleare.
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“L’energia nucleare potrebbe fornire fino a 1⃣5⃣0⃣ GW di capacità elettrica entro il 2050 all’Unione Europea (contro i circa 1⃣0⃣0⃣ GW attuali). Ciò equivale a 3⃣0⃣–4⃣5⃣ nuovi reattori di grandi dimensioni e piccoli reattori modulari (SMR) nell’UE e questi nuovi progetti garantirebbero anche il mantenimento dell’attuale quota del 2⃣5⃣% di produzione di elettricità nell’UE per l’energia nucleare”, recita il comunicato congiunto finale, sottoscritto da Francia, Belgio, Bulgaria, Croazia, Estonia, Finlandia, Ungheria, Olanda, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovenia, Slovacchia e Svezia, oltre a Italia e Gran Bretagna.
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