Vivere e morire a Bora Bora
✍✍ “C’era una volta un piccolo magnifico atollo di fronte a Bora Bora dove capitai per caso – scrive nell’incipit di questo suggestivo racconto 👤 Vincenzo Onorato, da tempo appassionato anche del bello scrivere – nel mio essere un marinaio pellegrino”.
L’armatore dei 🐳⛴Moby, da tempo appassionato di regate ma anche di vela da diporto in mari di mezzo mondo, ha scritto questo racconto 📖 che parte dalla descrizione di un incontro con un altro pellegrino dei mari fino a sviluppare una filosofia dell’andare con il vento alla ricerca del proprio mondo interiore.
Il racconto continua così, nelle prime pagine: ✍✍ “Era un giorno ventoso e caldo ma laggiù tutti i giorni sono ventosi e caldi. L’anello di palme e sabbia rifletteva la fantasia di Dio nella creazione, dove la bellezza è riflessa dall’assenza d’invasivi insediamenti umani e rivela tutto il creato: luce e mare trasparente, non l’essenza del Paradiso Dantesco, o forse si, dove tutto è luci e melodie concentriche e delicatamente assolute, ma certamente quello di Ulisse e anche il mio immerso nell’incertezza incomprensibile e inesplorata degli oceani. Le birre calde e la barca del pescatore che mi aveva portato lì erano sparite, o forse no, ma ciò per me, in quel momento, non aveva più alcuna importanza.
✍✍ “Attraversai la piccola isola verso la spiaggia sottovento e la poesia svanì all’improvviso nel paradossale: sulla sabbia dorata del bagnasciuga, un catamarano, una sorta di piccolo F40, languiva placidamente fra le piccole onde che si infrangevano sulla riva. Al mio sguardo attonito appariva il surreale: cosa ci faceva lì quella barca? Non ebbi tempo di pensare. Da dietro le spalle udii una voce lontana, un respiro agitato, denso di corrosa ironia: “ti piace il mio piccolo giocattolo?”.
✍✍“L’inglese strascicato tradiva lo spiccato accento francese. Mi voltai, un uomo magro, con una maglietta sdrucita, la barba lunga e gli occhi chiari, i capelli radi e arruffati dalla salsedine, mi guardava divertito. Avrà avuto all’incirca sessant’anni o forse semplicemente portava male la sua età, stringeva fra le mani una bottiglia di liquore e un sigaro.”
Ci fermiamo qui, ma val la pena davvero di leggere d’un fiato come si può vivere e morire nella Polinesia Francese di oggi.