A Piombino PIM rilancia

Nella foto: Nereo Marcucci
PIOMBINO – Se ne parla poco, ma il porto di Piombino sta attraversando – se si può fare il paragone biblico – il suo Mar Rosso verso un più performante futuro.
L’arrivo del rigassificatore Golar Tundra, al di là del suo compito di fornire gas a un’Italia assetata del prodotto (almeno fino a quando non si risolverà lo scontro tra Russia e Ue/Usa) ha creato enormi problemi sulle aree del porto a ridosso della nave. Problemi che, oltre al settore totalmente dovuto alla sicurezza e quindi non più utilizzabile, hanno rivoluzionato anche le concessioni demaniali, a cominciare da quella di PIN (Piombino Industrie Navali). Proprio a PIN è stata sottratta parte delle aree destinate alla Golar Tundra: e PIN si è fatta in più carico di mettere a disposizione strutture e servizi – dagli scarichi delle acque reflue alla fornitura di energia elettrica – pagati cari dai due soci (Gruppo Neri di Livorno e Cantieri del porto di Genova) con un investimento iniziale di una quindicina di milioni.
Se ne parla pochissimo: ma proprio di questi tempi stanno maturando decisioni, a livello sia di AdSP che di Regione Toscana, che dovrebbero risolvere l’assetto non solo del porto ma anche delle aree di servizio. Le prospettive della società guidata dal presidente Nereo Marcucci e dall’ad Valerio Mulas sono di vedere ratificate al più presto le “compensazioni” territoriali, con la concessione di altri 50 mila metri quadri di piazzali attualmente non utilizzati: concessioni che sono alla base di una serie di riunioni in corso con il presidente dell’AdSP Luciano Guerrieri e il suo staff. Le aree ci sono – sottolineano i vertici di PIN – ma dovranno essere totalmente attrezzate, il che comporterà altri pesanti investimenti da parte di PIN (si parla di oltre ulteriori 10 milioni), quasi completamente a carico della società.
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Che a sua volta si sta impegnando non solo a risolvere il tema delle aree, ma ha avviato anche una serie di importanti lavori sia di costruzioni navali che di refitting e di probabile demolizione, come da progetti iniziali. Dopo la costruzione di una grande barca-porta per un bacino francese, si sta lavorando agli scafi nudi per almeno un paio di superyacht con opzioni già ratificate di altri: e avendo la possibilità di utilizzare una parte della banchina rimasta libera dalla Golar Tundra, PIN risulta ad oggi l’unica impresa italiana a poter operare come cantiere navale dotato anche di sbocco diretto sul mare. E stanno maturando anche le possibilità di demolizioni navali, lo scopo per il quale nacque PIN.
La traversata del Mar Rosso non è completamente avvenuta, perché mancano ancora – per consolidare il posizionamento di PIN – una parte degli atti formali. Ma sia il presidente Marcucci sia l’ad Mulas sono convinti che le istituzioni stiano collaborando per chiudere il cerchio prima possibile. Un cerchio che quando sarà anche finalmente completata la bretella veloce tra il porto e la superstrada costiera – altra grande incompiuta nel panorama delle infrastrutture primarie dell’AdSP livornese – trasformerà il porto di Piombino in una realtà totalmente diversa dalla vecchia vocazione di ponte per il turismo estivo dell’isola d’Elba.
(A.F.)
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