Dragaggi a Livorno? La Regione non ha fretta…
LIVORNO – I dragaggi del porto di Livorno, indispensabili per mantenere accessibile lo scalo alle navi di grande tonnellaggio dei servizi container e car-carrier, sono stati bloccati per più di due mesi da un’interpretazione – definita in AdSP pressoché cervellotica – degli uffici tecnici della Regione Toscana, in nome di una non si sa bene quale protezione ambientale.
Ne avevamo già scritto, come riferimmo l’immediato ricorso dell’AdSP alla Regione, con tanto di motivazioni sia giuridiche sia ambientali.
L’assurdo della Regione sarebbe stato che sulla base di alcune normative, si poteva interpretare il dragaggio portuale come il recupero di materiale inquinato e inquinante, da conferire quindi in appositi siti per lo smaltimento controllato.
Se così fosse stato, sarebbero saltati non solo i tempi ma anche i costi del dragaggio del porto, con la conseguenza di mettere fuori mercato e fuori competizione l’intero porto.
[hidepost]
Secondo voci non ufficiali, la Regione avrebbe riconsiderato – con tutta la calma della burocrazia, male ormai annidato in ogni comparto pubblico – il fermo imposto all’AdSP e avrebbe trovato il… bandolo della matassa, riportando il tema sui giusti binari.
Una decisione presa una quindicina di giorni fa e preannunciata a voce a Palazzo Rosciano: ma al momento con cui scriviamo, subito dopo Pasqua, nessuna comunicazione ufficiale è ancora arrivata e quindi draghe e dragaggi sono ancora bloccati.
In compenso riparte come la lancetta di un metronomo la raffica di “niet” dei pisani contro la Darsena Europa.
Il tema principale: le opere a mare influirebbero sulle correnti erodendo le spiagge del Calambrone e di Tirrenia. Sulla stampa quotidiana si è parlato di un ennesimo siluro, ma più che altro sembra una bomba a candelotti di dinamite visto che è palese e scoperta…
[/hidepost]