Camionisti: dannati a vita dura
LIVORNO – Ce lo siamo chiesti, dopo che anche 👉 l’intervista qui a fianco ci ha confermato che è sempre più difficile trovare camionisti giovani, perché questo mestiere sia tra quelli in via d’estinzione. E le risposte non mancano.
In primo luogo perché manca la formazione professionale.
Dei tanti, tantissimi, forse troppi corsi di formazione offerti dal mercato, nessuno o quasi – a quanto risulta – si dedica a questa categoria.
Per cui il giovane aspirante camionista o viene da una tradizione famigliare ed ha imparato sul camion del padre, oppure arriva vergine d’esperienza.
E spetta all’azienda che lo assume formarlo, abbinandolo a un vecchio autista prima di affidargli un “bestione” 🚚🚛 da 2⃣0⃣0⃣.0⃣0⃣0⃣ euro che non si guida certo come un’auto.
Il che comporta per l’azienda rischio, costi e anche qualche problema di legge (perché l’abbinamento non può avvenire su strada nei viaggi normali).
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Poi c’è la retribuzione 💶: che è bassa, rispetto ai canoni di altri lavori, per una vita durissima, resa ancora più dura – una vita da dannati – dalla mancanza assoluta di confort sia sulla strada (le stazioni di servizio sono attrezzate per gli automobilisti e non offrono certo il confort necessario a chi passa ore e ore su un Tir) sia sui porti e sulla maggioranza dei terminal.
Mentre all’estero proliferano i Truck Park – o Truck Village – dove gli autisti trovano aree di ristoro, docce, dormitori e sale di servizio attrezzate – da noi spesso il camionista dopo aver consegnato il carico viene brutalmente buttato fuori con il suo mezzo e non ha nemmeno il permesso di scaricare i propri rifiuti.
Il camion non è una nave, e anche se tutti ormai sono attrezzati con cuccetta e wc chimico, spazi e confort sono da forzati. Senza infine considerare lo stress continuo di viaggiare su autostrade dove il traffico spesso è a rischio, di sostare in aree non controllate dove rapine e peggio sono frequenti, di interruzioni per lavori sulla carreggiata che fanno sforare orari e creano reali pericoli, eccetera.
C’è altro?
Certo: compresa la concorrenza di autisti e mezzi stranieri, che operano secondo le loro leggi e qualche volta a margine delle loro stesse leggi. Parlare di una giungla forse è eccessivo: ma che quella dei camionisti sia una professione tra le più pesanti e rischiose è la realtà. E non si vedono miglioramenti all’orizzonte, malgrado qualche sporadica iniziativa che non cambia il tutto.
Antonio Fulvi
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