L’addio (in ritardo) ad Alberto

Alberto Uccelli
LIVORNO – Forse qualcuno di voi lettori si chiederà perché questo addio in ritardo, a quasi un mese dalla sua morte. Ma la morte di un amico non è facile da accettare subito. Con Alberto Uccelli, avvocato di grido ma anche appassionato velista e compagno di tante serate allo Yacht Club Livorno – di cui è stato a lungo presidente – il legame era forte ed esteso all’intera famiglia. Loli, la bravissima e paziente moglie, e la figlia Elena, entrambe avvocati, sono un po’ come di casa. Sono sicuro che capiranno questo mio amareggiato ritardo.
Alberto, per me e per tanti che lo hanno conosciuto prima del declino che l’ha portato alla fine, era non solo l’avvocato di grido, già assessore comunale e patrocinatore di tante importanti vertenze giudiziarie: ma era anche e specialmente un uomo legato al mare e a quella passione della vela che aveva trasformato il suo “Chica Loca” in barca scuola per tanti giovani. Non solo regate: uscite con ogni tempo, vacanze fino alle coste della Turchia mediterranea, lezioni anche sulla nomenclatura nautica. Un anno i muri di Livorno furono tappezzati di strane scritte di una strana “Lega di protezione del gerlo”. Ci vollero mesi per scoprire che la banda del “Chica Loca” aveva colpito. Il gerlo, ovvero il matafione della randa che serve a prendere terzaroli con il vento forte, era una delle ossessioni di Alberto. Colpito ma non affondato: fu il primo a prenderla a ridere.
Aneddoti, d’accordo. Ma li preferisco a fare il coccodrillo ufficiale sulla sua bravura come avvocato, sull’impegno politico, sulle cariche e i riconoscimenti collezionati. Bravura, quella professionale, che è rimasta intatta al suo studio con Loli Montano e la figlia Elena. Per me è una piccola soddisfazione: a differenza di quanto spesso accade, Alberto non è morto del tutto e sopravvive nella professione e nel cuore di noi amici. (A.F.)