Sanzioni alla Russia e riflessi

Lucia Iannuzzi
MILANO – La consulente doganale dottoressa Lucia Iannuzzi di C-Trade ha tenuto di recente un interessante webinar organizzato da Assologistica Cultura e Formazione dal titolo “Guerra Russia-Ucraina: le sanzioni e i rischi conseguenti sulla supply chain”.
L’analisi è partita dal complesso contesto geopolitico che stiamo vivendo, l’incertezza sui traffici, la pandemia che ha martoriato i trasporti e logistica e l’aumento dei noli marittimi.
Le misure prese della EU, dagli USA e da altri Stati per punire le azioni della Russia – ha ricordato – sono prettamente finanziarie: tipologie di sanzioni che vedranno portare i loro frutti solo con il passare del tempo.
Inoltre al recente G20 la Russia ha partecipato, non essendo stata eliminata. Infatti, l’espulsione o l’entrata si ottiene solo attraverso il consenso unanime. La Cina (l’ago della bilancia, che può intervenire come mediatore e pacificatore) e l’India – oltre agli stati sudafricani – non vogliono andare contro la Russia, anche se sollecitati dal punto di vista emozionale.
Il commissario europeo per gli affari economici e monetari Paolo Gentiloni e il presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde e altri esponenti sono usciti dal sala del G20 quando ha parlato il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov ma tanti altri sono rimasti ad ascoltare.
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Il conflitto armato – è stato riferito – è iniziato il 24/02/2022: un conflitto storico, non nato nel 2022 o nel 2014 (con l’annessione della Crimea), ma scaturito a seguito di piccoli e continui conflitti nell’area del Donbass, in cui si trovano la maggioranza dei giacimenti e di aziende siderurgiche ucraine.
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Fra i principali interventi, che ci interessano in materia di spedizioni di import-export internazionali, ricordiamo:
- Regolamento UE n. 833/14: avente ad oggetto le restrizioni merceologiche, finanziarie (accesso al credito con controllo sugli istituti di credito) e soggettive;
- Regolamento UE n. 692/14: avente ad oggetto le restrizioni di categorie merceologiche e finanziarie;
- Regolamento UE n. 269/14: avente ad oggetto la designazione del congelamento dei beni e delle persone fisiche (direttamente o indirettamente coinvolte nella transazione). L’intento europeo era di proteggere le merci ed evitare che una serie di persone vicine al regime filo-russo potessero continuare a sponsorizzare e finanziare il Cremlino;
- Regolamento UE n. 263/14: avente ad oggetto le restrizioni di categorie merceologiche e finanziarie.
Per l’export, una delle prime analisi che tutte le aziende dovrebbero fare è assicurarsi che il bene non sia dual-use (duplice uso), perché implicherebbe il blocco all’esportazione (rif. all. I Reg. 821/2021). Così non fosse, occorre appurare che il bene non rientri nelle liste del Reg. 833/2014 (ormai oggetto di modifiche quotidiane, ndr): in questa fase, non dobbiamo limitarci alla “Voce Doganale” ma prestare attenzione alla “Descrizione”.
I dubbi interpretativi sono molteplici (nessuno ha specificato su) come:
- “l’ordine vale come contratto?” o
- “il contatto vale uguale se ho un ordine sotto forma di mail?”.
È preferibile giustificare l’esportazione se in possesso di un vero contratto.
Oltre ai beni siderurgici per cui è previsto il divieto di import, acquisto, trasporto e fornitura di servizi, le restrizioni colpiscono anche i beni importati che producono introiti maggiori per la Russia (come concimi, carbone, legname e vetro).
La merce contingentata significa importazione di quella specifica merce entro certi limiti già stabiliti a priori dalla UE; i contingenti servono perché, se da un lato tali beni producono un introito importante, è altrettanto vero che sono per noi importanti, necessari per la loro qualità e reperibilità.
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Da chiarire è che non tutti i Paesi stanno sanzionando la Russia: come visibile dal rapporto ISPI (grafico sotto) solo il 19% dei paesi che sanziona produce il 59% PIL. Ma le sanzioni hanno avuto effetto?
Solo 1/3 – ha detto la relatrice – ha raggiunto gli obiettivi.
Una sanzione per centrare l’obiettivo deve essere applicata in maniera unanime.
UK e USA si sono concentrati sui prodotti energetici: UE non l’ha fatto perché dipendente, anche se siamo in fase di ricerca di soluzioni. Non possiamo fare a meno in così poco tempo del gas proveniente dalla Russia. L’aumento del prezzo del gas ha provocato lo scontato aumento degli introiti russi (a marzo hanno superato i 15 miliardi). Lato petrolio, l’UE ha l’alternativa dell’approvvigionamento tramite petroliere, ma non è semplice né economico.
A sua volta, la Russia non è stata a guardare, emanando una serie di sanzioni ai Paesi ostili come l’Italia, attraverso le commissioni del cambio, pagamento in valuta locale, divieto per le società residenti in Russia di finanziamenti, etc.
La logistica è uno dei settori più colpiti e si trova nuovamente nel caos, dopo due anni di pandemia. Gli scambi commerciali quotidiani di Russia e Ucraina nel mondo sono diminuiti: l’Ucraina è tra i Paesi con maggiori riserve minerarie (uranio, titano, ferro, mercurio, etc.) e il principale esportatore mondiale di olio di girasole, mais, patate e argilla.
In sostanza, le sanzioni colpiscono anche l’Occidente. E ad oggi non hanno frenato la guerra.
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