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Quelle palpate che valgono oro

Sul web è ormai virale il filmino della pacca sul sedere della quasi-giornalista sportiva dopo la partita di Firenze: e i commenti hanno superato il numero ed animosità quelli sulle partite stesse, per non parlare della politica e di altre problematiche. Noi per fortuna siamo fuori dal giro, però ci è lo stesso arrivato un quesito su internet da un lettore di Livorno che chiede di firmarsi F.F.:

Quante storie ci tocca sentire su una botta sul sedere, (data di passaggio e quindi più “sportiva” che con intenti sessuali) come se fosse stata una ignobile violenza carnale. La stessa “vittima” lì per lì non ha fatto una piega, continuando tranquillamente a trasmettere: salvo poi, sull’onda del cataclisma mediatico, trasformarsi in video in una amareggiata ed offesa povera ragazza stuprata. Forse hanno ragione quelle che hanno organizzato a Firenze una cena di solidarietà per il palpeggiatore? Ed ha torto chi sostiene che una semplice carezza sulle mele ha dato alla signorina una presenza sui media che vale, nel suo mestiere, a peso d’oro?

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Occhio signor F.F. di questi tempi si rischia anche ad esprimere opinioni controcorrente come le sue, se riguardano la crociata in atto su tutto ciò che tocca il rapporto uomo-donna. Per quanto ci riguarda, una pacca sul sedere, chiaramente di passaggio sull’onda dell’eccitazione del dopo-partita, in pieno pubblico e senza seguito, è un atto di maleducazione, grezzo e se volete volgare, ma non c’entra con la violenza. Non sappiamo se la giornalista abbia lei furbescamente trasformato quella palpata in un tesoretto mediatico come qualcuno ipotizza, o sia stata a sua volta trascinata dai (e dalle) Savonarola. Certo è che le ospitate sui talk-talk-son si sono moltiplicate, con il linciaggio di quel pover’uomo ben oltre il meritato.

Violenza sessuale, anni di reclusione? Per favore, non siamo al “divano del produttore”. E in quanto alla malizia di certe situazioni, in Francia hanno pubblicato anche la vignetta che riportiamo, anch’essa chiaramente scherzosa sulle occasioni che consentono di distinguere la violenza dal gioco. In un editoriale su “Libero”, l’opinionista Facci ha smontato con sarcasmo certe crociate. E qualcuno ci ha ricordato che nei giorni scorsi in un corteo di femministe contro la violenza sulle donne c’era un cartello che in quanto a volgarità anch’esso non scherzava: “Te la do io, non te la prendere”. Inutile specificare che cosa. Ancora: un tempo lontano le femministe marciavano cantando: “Col dito, col dito…etc”. E nessuna è stata mai messa sotto accusa per l’evidente volgarità. 

Dunque, coraggio: la violenza è sempre da condannare, quella sulle donne – se non consenzienti, come può anche essere in campo sessuale – è doppiamente da condannare. Ma violenza è anche quella a parole e con scritti che mettono in croce chi è stato forse solo un fessacchiotto volgare nel momentaneo dispetto di una partita persa.

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Pubblicato il
11 Dicembre 2021
Ultima modifica
14 Dicembre 2021 - ora: 17:45

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