LIBRI RICEVUTI – “La guerra del Golfo” di Mario Arpino
(di Antonio Fulvi)
“La guerra del Golfo”
Diario di una guerra dimenticata
Di Mario Arpino
edizioni Storia Militare
Nella tradizione dell’editoriale “Storia Militare” (creata dal comandante Erminio Bagnasco, già ufficiale di marina e comandante di motosiluranti, poi dirigente industriale e infine storico militare apprezzato in tutto il mondo) oggi diretta da Maurizio Brescia, questo libro scritto dal generale Mario Arpino costituisce un’eccezione; trattandosi di un diario di una guerra di trent’anni fa (1991) cui partecipò una sezione di Tornado italiani che però non erano formalmente in guerra, ma in una ipocrita missione di “polizia internazionale”.
Già questo equivoco, caratteristico della politica estera italiana non solo del passato, giustifica il titolo del libro: guerra dimenticata, anzi accuratamente dimenticata specie per quanto riguarda la partecipazione italiana. E Arpino, allora “coordinatore aereo” della nostra partecipazione, non ha peli sulla lingua nel descrivere i contorcimenti del governo per autorizzare i nostri militari: contorcimenti poco o nulla giustificati dagli alleati della coalizione coordinata dall’ONU contro l’Iraq di Saddam Hussein, invasore del Kuwait. Tanto che più volte Arpino e i suoi piloti si trovano in situazioni imbarazzanti non tanto con i nemici quanto con gli amici che volavano ala contro ala. A cominciare dall’invio in teatro di guerra, deciso solo poche ore prima e quindi senza alcuna preparazione preventiva, senza esercitazioni e senza nemmeno i materiali e gli armamenti specifici per quel tipo di missione.
Il libro, vero e proprio diario di guerra con alcune osservazioni finali i trent’anni dopo (cioè di pochi mesi fa) non manca di sottolineare le contraddizioni di un intervento contro un paese che solo pochi mesi fa aveva acquistato armamenti italiani (mine navali e terrestri, antiaerei “Aspide” che tra l’altro abbatterono anche aerei alleati) e che il governo Andreotti non volle assolutamente dichiarare nemico. Ricorda anche l’abbattimento del Tornado italiano con il maggiore Bellini e il capitano Cocciolone, seguito dalle roventi polemiche politiche per le dichiarazioni rilasciate dal secondo ufficiale, torturato e costretto a un amaro j’accuse dagli iracheni. Bellini e Cocciolone, piccolo ma importante dettaglio, furono abbattuti mentre erano all’attacco, unici di un folto gruppo di aerei non solo italiani che avevano rinunciato alla missione per problemi unici.
In conclusione, dal diario molto documentato e altrettanto onesto di Arpino, Desert Storm si può sintetizzare così: la prima guerra vera cui l’aviazione militare italiana partecipò dopo la fine della seconda Guerra Mondiale, ma che per il governo italiano non fu guerra. Ma lo fu, e con tanti aspetti totalmente innovativi e imprevisti, per chi ci fu mandato a combattere e a sostenere i combattenti sul campo.