LIBRI RICEVUTI – “Fari della Toscana e della Liguria”
(di Antonio Fulvi)
“Fari della Toscana e della Liguria”
di Elisabetta Arrighi
Edizioni Media Key
Presentato venerdì scorso all’hotel Palazzo di Livorno in un incontro culturale allargato e distribuito anche in abbinamento ai quotidiani Il Tirreno, la Gazzetta di Reggio, La Gazzetta di Modena e La Nuova Ferrara, questo libro supportato dalla Fondazione Livorno Arte e Cultura è una piacevole rassegna con grande rilievo alle immagini sui fari della costa tirrenica. Si va da Imperia all’Argentario, isole toscane comprese. E vi si riportano che i fari dismessi: dove non è stato possibile, con note storiche e qualche aneddoto.
Il lavoro di Elisabetta Arrighi, brava collega de Il Tirreno ed appassionata di mare e problematiche marine, è molto ben superato dalle foto di Biancamaria Monticelli: foto mai banali, che hanno cercato di mostrare i fari anche da angoli inconsueti, “cercandone l’anima” come ha scritto Elisabetta. Le 150 pagine del libro sono tutte da godere: anche perché Elisabetta sa raccontare e i personaggi che ha intervistato, dal comandante di Marifari Alessandro Cirami a quello del traghetto Liburna (oggi in pensione) Nilo Girletti, dal sindaco di Capraia Marida Bessi al farista Francesco Raia di Capoliveri, hanno tutti aiutato a comprendere come un faro non sia soltanto una “pennellata” di luce nel buio, ma anche un poetico riferimento al nostro cammino spirituale.
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A sua volta nella prefazione del libro il direttore del gruppo editoriale dei quattro quotidiani citati, Stefano Tamburini, chiude ricordando che in fondo “anche la nostra vita è costellata di fari; magari non li vediamo ma sono quelli che ci illuminano il cammino”. Per chi poi, come me, sui nostri mari ha navigato una vita senza ancora né Gps né tantomeno radar – com’è norma sulle barche e barchette d’oggi – i fari sono stati compagni di lunghi turni al timone, durante i quali la fantasia correva: fino a sentire nelle loro sciabolate il richiamo al navigante che veleggiando sotto l’Eubea – scusate la citazione del Foscolo – “vedea nell’ampia oscurità ballenar scintille d’elmi e di cozzanti brandi, fumar le pire igneo vapor, corrusche d’armi ferree vedea larve guerriere cercar la pugna”…
Come dire: il richiamo alla nostra storia che in un faro, quello d’Alessandria d’Egitto, aveva visto una delle dette meraviglie del mondo.
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