Quel decreto a passo di lumaca
ROMA – Si aspetta solo il decreto attuativo, da varare di concerto tra il Ministero delle Infrastrutture (MIMS) e quello della difesa: poi dovrebbe scattare lo stanziamento triennale a favore delle AdSP e della Marina Militare (commi 728 e 732 della legge 178) per avvicinare i costi delle demolizioni in Italia a quelli della Turchia.
Sia Assoporti sia Confetra – per alcuni passaggi in comune – stanno redigendo una memoria integrativa all’atteso decreto, sulle indicazioni condivise anche dalle Capitanerie di Porto (e sollecitate dall’ammiraglio ispettore capo Pettorino prima di andare in pensione).
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Ci sono anche risvolti giuridici che sembrano poter sconfinare in reati tipo quello di esportazione di rifiuti: come sta ipotizzando la Germania proprio sui relitti navali e di cui abbiano recentemente riferito. Cioè: esportare per demolirlo altrove un relitto di nave di bandiera europea non si può definire reato di esportazione mascherata di rifiuti inquinanti?
E anche sul piano strettamente economico, l’Italia importa ogni anno circa 5 milioni di tonnellate di relitti ferrosi su un totale di circa 20 milioni necessari per i propri altoforni. Si continua a parlare di potenziare Taranto e Piombino con nuovi forni elettrici di alta capacità: ma a rifornirli direttamente dall’Italia a quanto pare è un problema secondario, e così il decreto sullo stanziamento triennale dorme da mesi.
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