L’assurdo: rottamiamo …i rottamatori!
LIVORNO – Forse non è un problema capitale, in un quadro nazionale che di problemi ne mostra ogni giorno a carrettate. Eppure quello della rottamazione delle navi nazionali obsolete sta venendo a galla in maniera tale da confermare quanto male possa fare al Paese una incapacità di tenersi alla pari degli altri, nemmeno necessariamente dei più virtuosi.
Abbiamo più volte riferito delle decine e decine di navi italiane in disarmo, civili e militari, che occupano banchine portuali assai meglio utilizzabili.
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Alcune sono ferme da anni, diventate ammassi di ruggine. Eppure anche dopo che alcune imprese nazionali avevano ottenuto tutte le certificazioni nazionali e internazionali per rottamare, i casi che si sono concretati si contano sulle dita di una mano. L’ultima notizia, che abbiamo recentemente riferito, è dell’invio in Turchia di navi militari italiane da demolire, mentre i nostri siti autorizzati restano pressoché deserti.
Perché tutto questo?
Una spiegazione la fornisce su queste stesse pagine l’analista Fabrizio Vettosi, esperto in materia. In sintesi: i costi esagerati in Italia, che derivano non dalla sete di lucro delle aziende ma dal costo del lavoro per la burocrazia e dalla infinita serie di permessi, controlli, sovrapposizioni di competenze eccetera, che ci distinguono. E così non solo si perde prezioso lavoro e preziosa materia prima – oggi a costi stratosferici – ma anche la faccia con il mondo.
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