Quel rapporto scostumato dei romani con le G

Carlo Azeglio Ciampi
La polemica è stata sopita, dopo qualche fiammata sulle TV. Ma sulla figuraccia del Comune di Roma per la lapide inaugurata alla memoria del presidente Ciampi, con il nome clamorosamente sbagliato (Azelio invece di Azeglio) a Livorno non ci sono andati per il sottile. Ecco l’intervento sul web di un portuale che si firma scherzosamente “Aceto”:
Sarà che a Roma si credono tutti superiori, ma la lapide al nostro Ciampi che manca di una G è la dimostrazione che sono tutti, a cominciare da quella sindaca tanto bellina quanto strafottente, degli ignoranti. Non hanno sbagliato a scrivere una letterina o un messaggino sul telefonino, ma una lapide: possibile che nessuno se ne sia accorto dopo essere passata tra tante mani? E se io allora, che ho fatto la terza media, scrivessi al presidente di oggi chiamandolo Mattarello?
[hidepost]
*
Caro “Aceto”, tra le infinite castronerie che spesso ci tocca leggere da parte del mondo di sopra – come l’ha chiamato qualcuno… – la storpiatura del nome del nostro presidente livornese alla fine sembra quasi un peccato veniale. Vero che una lapide non è un messaggino e che passa tra decine e decine di mani: ma anche vero – buttiamola al ridere – che a Roma hanno un rapporto tutto particolare con le G. Dicono regggione, ragggione, gggiunta, ….Può darsi che con questo spropositato utilizzo delle G non ne sia più avanzata più una per il nome AzeGlio del nostro povero Ciampi. Che ci vuol fare, è un contagggio di ignoranza.
[/hidepost]