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LIBRI RICEVUTI – Storia Militare Briefing “Cacciatorpediniere classe soldati” 1937-1965 Di Erminio Bagnasco

Nella nota ed apprezzata collana dell’editrice “Storia Militare” di Brescia, questo bimestrale del 1 giugno rappresenta una doppia chicca. Da una parte il centinaio di pagine sontuosamente illustrate, scritte dal comandante Erminio Bagnasco, fondatore della collana più di 40 anni fa, che già a suo tempo trattò l’argomento per un volume della Albertelli; dall’altra la serie di immagini in parte inedite, che lo stesso autore ha raccolto in anni di lavoro e di studio. In sostanza, una pubblicazione, quella odierna, che non fa rimpiangere i ben due volumi che Erminio Bagnasco dedicò ai CT per Albertelli.

I cacciatorpediniere italiani sono stati, nello sfortunato conflitto mediterraneo contro la preponderante flotta inglese, sia il naviglio che più di ogni altro ha combattuto realmente, a cannonate e a lancio di siluri. Relativamente più veloci dei caccia avversari, i CT italiani erano però meno pesantemente armati: e specialmente, risentivano di interventi di manutenzione affrettati, spesso causa di avarie che ebbero anche conseguenze fatali. Per tutti, lo testimonia la fine dal “Lanciere”, che affondò dopo la battaglia navale di capo Matapan perché in piena burrasca di libeccio si bloccarono alcune delle caldaie e la nave senza governo delle macchine si intraversò andò giù come un sasso.

In compenso, questi agili e leggeri caccia furono capaci di sopravvivere a danni incredibilmente estesi riportati in battaglia. Il Carabiniere ebbe l’intera poppa asportata da un siluro ma rimase a galla e potè essere riparato. Corazziere e Grecale si scontrarono in una manovra ad alta velocità, riportarono la prua tranciata ma rimasero a galla e rientrarono in porto per la ricostruzione. Ed altri ancora, semidistrutti dai bombardamenti ai porti, poterono tornare in efficienza. Sempre tra i caccia italiani – che ebbero un alto grado di perdite – qualcuno morì portandosi dietro il nemico: è celebre la storia del caccia Tarigo che sconquassato dalle cannonate di un gruppo navale inglese, mentre affondava silurò e si portò dietro il caccia Mohawk.

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I caccia classe soldati ebbero pochi superstiti: su 19 unità alla fine della guerra ce ne rimasero due. Furono centinaia i nostri morti. E divenne amaramente celebre tra gli equipaggi che andavano a combattere la canzoncina (ricordata da Erminio Bagnasco a pagina 2):

“Bambine innamorate

Voi la guerra non fate

Neppur le corazzate

Solo i fessi dei CT…”

Che l’abbiano fatta bene non c’è dubbio: tanto che dopo la resa, i pochi caccia rimasti furono accaparrati come danni di guerra, contesi tra Francia, URSS e alleati di Gran Bretagna. Oggi rimangono alcuni dei loro nomi in recenti fregate, anche se le nuove generazioni non ricordano (forse è meglio così…) le gesta dei loro avi.

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Pubblicato il
5 Giugno 2021
Ultima modifica
8 Giugno 2021 - ora: 16:00

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