Come sognavano di andar per mare..
Un lettore di Palermo, che si firma Colapesce (ma non è il cantante di Sanremo, ci tiene a precisare) ci scrive una simpatica lettera metà tra la presa in giro e la serietà:
Mi diverto a leggere, qua e là, di certi tragicomici tentativi di navigare con invenzioni che, a detta di chi le proponeva, dovevano rivoluzionare il mondo: se non altro quello della mobilità nautica individuale. Pare che molti di questi pseudo-inventori fossero fissati nel trasferire in acqua i principi della bicicletta: pedali, manubri eccetera, tenuti a galla da cuscini pieni d’aria o chissà da cosa. Sapendo delle mie ricerche, un amico mi ha parlato di una stravagante bici nautica che sarebbe stata collaudata da un francese alla fine dell’ottocento, completa non solo di pedali ma anche di…vela! Ne sapete qualcosa, visto che su questa vostra pagina ho letto anche di cose più strane e inverosimili?
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Caro Colapesce (o Colapisci come recita la leggenda della tua bella isola) in fatto di domande strane probabilmente sei tu a battere il record: ma se speravi di metterci in imbarazzo ti sei sbagliato.
La …strana bicicletta marina con tanto di vela (ti alleghiamo un disegno che è apparso sulla rivista Bolina una quindicina di anni fa) fu effettivamente costruita e anche sperimentata nel 1895 dal francese Francois Batathon. Il …pilota era vestito e indossava un giubbotto salvagente, seduto su una specie di sella galleggiante. Il trabiccolo era strettamente legato al suo corpo da cinghie e l’asse verticale aveva incernierate sia le manovelle di guida collegate a una specie di elica-timone sia i pedali per una seconda elica in profondità. La piccola vela poteva funzionare, in aggiunta alle eliche, solo con vento di poppa. E presumibilmente solo con ariette leggere altrimenti avrebbe ribaltato in avanti tutto l’accrocco. Non siamo riusciti a trovare tracce dello sviluppo del suddetto accrocco: a naso potremmo anche azzardare che il povero Francois sia affogato al primo tentativo.
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