Il mare nell’immaginario negativo
Riceviamo da un lettore di Tirrenia (Pisa) che chiede di firmarsi con lo pseudonimo di Gabriele, una nota che dobbiamo riassumere per motivi di spazio:
Leggendo quà e là, sulle tante annotazioni odierne, tutte negative del mare – sterminatore di migranti, annegatore di poveri bagnanti, generatore di mostri (anche voi avete pubblicato tempo fa una orrida interpretazione del famigerato kraken), ricettacolo di rifiuti eccetera – mi sento di ribellarmi e di pensarla come il mio omonimo Gabriele D’Annunzio. I suoi versi sul mare sono bellissimi, sempre in positivo anche nelle composizioni più tragiche (“siamo trenta su tre gusci, su tre tavole di ponte…”). Capisco la necessità di enfatizzare i problemi per spingere alle soluzioni. Ma Dio bono, il mare è anche infinita bellezza. Nessuno ci ricorda mai che dalle sue onde è nata la dea della bellezza, Venere?
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Caro D’Annunzio bis, ti regaliamo un’immagine di bellezza femminile disegnata dalla matita del grande cartonista francese Pichard e pubblicata da Mondadori negli album di Paulette. Come vedi, anche nelle scene tragiche (Paulette è gettata in mare con dei pesi al collo) c’è la serenità di un ambiente bello e pulito, quello che tutti amiamo.
In quanto allo “sterminatore”, non siamo d’accordo sul fatto che questa immagine paurosa sia solo d’oggi. Basta ricordare il Poseidon greco, che ha avuto parte non certo delicata nell’assedio di Troia (Iliade) o nelle peregrinazioni del povero Ulisse (Odissea) per non citare infiniti altri poemi dove certo non appare come una mammoletta. Fatto sta che il mare ha sempre generato paura. A Napoli si dice ancora: “Per mare nun ci stanno taverne” con significato molto chiaro. E a Livorno, vicino alla tua Tirrenia: “Se vuoi essere un buon nocchiere gira al mar sempre il sedere”.
Tutto ciò premesso, siamo d’accordo su Venere. E sulla bellezza che i poeti hanno sempre esaltato come principale valore nel mondo.
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