Dalla sedicesima Espo a Livorno il gap del mondo dei porti europei

Nella foto (da dx): Il governatore della Toscana Enrico Rossi e il commissario Pietro Verna.
LIVORNO – La sedicesima edizione di Espo, l’associazione dei porti d’Europa, non a caso aveva come titolo Europe’s ports in a new world. E nella due giorni al teatro Goldoni, gratificata anche dagli interventi del ministro italiano alle infrastrutture Danilo Toninelli e del suo vice Edoardo Rixi, il New World verso cui i porti europei marciano è sembrato davvero un mondo portuale alla fine dei mondi che conosciamo. Nella sostanza, come è stato detto sia dal chairman di Espo Eamonn O’Rewilly, sia dallo stesso Daniele Rossi presidente di Assoporti e dai tecnici, il sistema dei porti europei è vecchio di cinquant’anni e deve fare un enorme salto solo per adeguarsi ai ben più prestazionali sistemi del Far East. Il memorandum di Espo al prossimo nuovo governo dell’Eu, presentato da Isabelle Ryckbost, la dinamica segretaria generale dell’organizzazione dei porti, intende spingere l’Europa ad accelerare, razionalizzare e specialmente uniformare il suo sistema.
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Nella foto (da sx): Tiziana Murgia, Daniele Rossi e Gabriele Gargiulo nella pre-conferenza in Fortezza Vecchia.
Per due giorni Espo ha snocciolato relazioni, inchieste, raccolte di dati e previsioni su questo tema: il “nuovo mondo” della logistica marittima. Ci si è spinti anche a fare una inchiesta specifica su come sarà il trasporto dei contenitori nel 2043: che sembra un tempo lontano, ma alla velocità con cui si sviluppano le tecnologie è già domattina. Matt Stone e Oscar Egerstrom hanno lucidamente disegnato un sistema in cui esisteranno navi ben diverse da quelle di oggi, capaci di attraccare autonomamente e di scaricarsi o caricare in modo automatico, grazie ad algoritmi già oggi in sperimentazione. I gruisti non ci saranno più: almeno sulle gru, che saranno comandate in remote da una centrale. E se l’ultimo miglio non sarà ancora totalmente su ferro, i tir non arriveranno nei porti alla spicciolata ma incolonnati in gruppi da 3 a 6, nei quali solo il primo avrà un guidatore e gli altri seguiranno in automatico come succede con i vagoni ferroviari agganciati alla locomotiva; solo che i Tir non saranno agganciati se non dalla rete wireless. Esperimenti sono già in corso sulle autostrade di Washington DC e del Canada, con buoni risultati.
Il mondo della logistica marittima (e non solo) disegnato in questi due giorni di lavori è in sostanza un mondo che sta ad oggi come l’era pre-industriale si trovò a competere con quella industriale. Un salto enorme di tecnologie, guidato dall’informatica, dall’automazione, e specialmente dall’ottimizzazione di tutta la catena: con navi anch’esse automatizzate (è stato riportato l’esempio di un traghetto unmanned che già opera in Danimarca) quasi totalmente non inquinanti grazie ai carburanti green, capaci di evitare i tempi morti in banchina portando alla massima espressione quello che oggi è il pre-clearing in navigazione: sia il presidente di Assoporti Daniele Rossi sia il vicepresidente italiano di Espo Zeno D’Agostino hanno insistito sulla necessità che i porti italiani, per non essere marginalizzati, facciano davvero sistema, smettendo di farsi la guerra tra loro per razionalizzare offerta e domanda. Un’utopia, nelle tante quasi-utopie di quest’Espo pieno di belle speranze ma anche di tante incertezze?
Antonio Fulvi
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