È morto Franco Cecchetti un pezzo di storia del porto
LIVORNO – Un altro pezzo di storia del porto labronico che è sparito. Ho già scritto che era un carattere difficile, ma che mascherava con il guanto di ferro una mano di velluto: delicato nell’animo e negli atti, purché non lo si volesse prendere in giro.
Così anche Franco Cecchetti non c’è più. A 85 anni è scomparso quietamente, dopo qualche anno di tribolazioni di salute che l’avevano tormentato, costringendolo negli ultimi tempi in sedia a rotelle. Difficile domarlo fino all’ultimo, come anche ai suoi tempi.
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Era presto entrato, già negli anni ’70, in quel think-tank locale per la ricostruzione e specialmente per i grandi destini di Livorno. Insieme a lui c’erano Angelo Mancusi, Franco Del Nista, Dino Lugetti e tanti altri. Erano tempi d’oro, economicamente parlando: gli anni del boom economico, che pure Livorno attraversava avendo ancora aperte molte ferite. Lui era stato capogruppo Dc sia in Comune che Provincia, dirigente regionale con la DC ma anche dopo con la Margherita, responsabile del Monte dei pegni come funzionario della banca livornese che oggi non c’è più. Il suo impegno pubblico più significativo è stato la presidenza dell’Azienda Mezzi Meccanici, l’ente gestore del porto prima della nascita con la legge 84 del 1994 delle Autorità portuali. Aveva coinvolto alla segreteria generale Francesco Ruffini, che con lui aveva trasformato quel mezzo rudere di palazzo Rosciano – sede dell’AMM – in un gioiello restaurato e arricchito da opere d’arte in particolare livornesi. Era un appassionato della nostra storia: e aveva risposto subito all’appello della Gazzetta Marittima di salvare almeno uno dei “navicelli” che andavano lentamente marcendo nei Fossi, testimonianza di un ottocento portuale ormai scomparso. Ne aveva fatto un piccolo ma caro monumento su un piazzale del porto, rimproverando poi aspramente i successori che non ne avevano più curato i restauri. Aveva anche “inventato” la prima stazione passeggeri in porto, attrezzato le banchine più frequentate di nuove gru, avviato opere importanti che sarebbero state completate, sulle banchine, dai successori: a partire dal primo presidente dell’Authority Nereo Marcucci. Anche quando era rientrato nella vita privata, aveva continuato a seguire le vicende del porto e dell’economia, senza farsi mancare il gusto dell’ironia che lo accompagnò fino all’ultimo. Tanti giovedì scorso alla cerimonia funebre a San Sebastiano. Alla moglie Ines, ai figli Federica e Lucio, ai nipoti e agli amici le affettuose condoglianze di tutti noi.
(A.F.)
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