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Sulla nuova tassa di stazionamento gli interventi di UCINA e Assonautica

L’assemblea di UCINA e i vertici di Assonautica temono la fuga delle grandi imbarcazioni, specie di bandiera estera – Le “Assise generali della nautica” entro primavera

Al vertice UCINA i vicepresidenti Lorenzo Selva, Francesca Radice e Anton Francesco Albertoni.

ROMA – Il mondo della nautica sta reagendo con estrema preoccupazione alla nuova tassa di stazionamento imposta dal decreto “Salva Italia”. La stessa Assonautica italiana, pur prendendo atto delle migliorie apportate nell’ultima stesura del decreto alla tassa – con l’introduzione dei coefficienti di vetustà e l’esclusione dal pagamento delle imbarcazioni rimessate – sottolinea che le conseguenze saranno negative anche sul piano delle entrate fiscali previste.

“Pur consapevole che siano necessari sacrifici di tutti in un quadro di emergenza nazionale cui decenni di politica economica inadeguata ci hanno portati – scrive l’associazione dei diportisti che fa capo alle Camere di Commercio – l’Assonautica è estremamente preoccupata per le deleterie conseguenze che la tassa di stazionamento anche così rivista determinerà per il turismo nautico e più in generale per tutto il comparto.

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“In particolare l’estensione della tassa alle imbarcazioni battenti bandiera estera, se pur motivata dal tentativo di colpire gli armatori italiani che si nascondono dietro bandiere ombra, di fatto andrà a produrre un allontanamento dalle nostre coste di buona parte delle imbarcazioni e navi da diporto più ricche, quelle che tradizionalmente generano il più importante indotto economico. Allontanamento peraltro prevedibile – e già in atto – anche da parte di molte imbarcazioni italiane verso le più accoglienti coste della Dalmazia, della Costa Azzurra e della Corsica”.

“L’Assonautica chiede pertanto al Governo di voler rivedere il meccanismo della tassa da qui alla sua concreta applicazione del 1º maggio, valutando se introdurre correttivi che consentano specie alle barche straniere di non essere penalizzate nei porti e nelle acque italiane, pur perseguendo come vuole la legge chi si rifugia fraudolentemente sotto bandiere ombra”.

L’Assonautica si rivolge anche a tutti i propri associati, e più in generale a tutti gli italiani proprietari di imbarcazioni da diporto, perchè vogliano valutare la sostenibilità del sacrificio che viene loro chiesto in nome di un salvataggio del Paese per i propri figli e nipoti: rinunciando a “fughe” all’estero pur comprensibili ma in questo momento indici di “scarso spirito di Patria”.

Intanto si è svolta a Genova presso la sede della Banca d’Italia l’Assemblea Generale di UCINA che ha riunito, significativamente lontano dalla capitale e dal mondo politico, tutta la componente associativa per far partire, univoco e forte, il messaggio di coesione e di orgoglio del comparto. Comparto della nautica che sta attraversando un momento difficile, se non difficilissimo, in cui vede il mercato interno pressoché azzerato. Se nel 2008, infatti, il divario fra la quota di fatturato della cantieristica per il mercato italiano e la quota di fatturato per il mercato estero era del 20%, nel 2010 tale differenza ha superato il 50%; si stima, per l’anno in corso, che tale divario potrà ulteriormente accrescersi.

“In un quadro come questo – dice una nota UCINA – le aziende della nautica con grande capacità imprenditoriale e un coraggio smisurato hanno continuato a credere in questo settore industriale e ad investire per trovare nuovi mercati e poter continuare a competere a livello mondiale.

Con la consapevolezza che, in momenti difficili come l’attuale è necessario un impegno straordinario di tutti per confrontarsi e costruire un percorso condiviso a sostegno delle imprese, il presidente Albertoni ha lanciato le Assise generali della Nautica, un progetto che prenderà avvio oggi per concludersi nel maggio 2012.

Nei Gruppi di lavoro ampio spazio sarà dato al confronto e ai suggerimenti delle imprese, discutendo le priorità e le proposte più incisive per costruire l’agenda dei lavori di UCINA sui temi che stanno a cuore agli Associati: ruolo dell’Associazione e rappresentanza; strumenti finanziari e sostegno alle imprese; internazionalizzazione e competitività; comunicazione associativa; competitività internazionale; infrastrutture e portualità turistica; sviluppo del nostro Salone Nautico; cultura del mare; sostenibilità ambientale e innovazione.

L’assemblea generale, è stata inoltre l’occasione per condividere fra i soci di UCINA i risultati ottenuti in merito alla tassa sulle imbarcazioni inserita dal Governo nella manovra finanziaria.

Nello specifico, fin dalle prime avvisaglie della possibile introduzione dell’imposta, l’Associazione, attraverso una complessa e assidua azione di confronto, ha spinto per ottenere importanti correttivi al provvedimento, riportandone l’importo a criteri realistici già prima dell’adozione del testo del Decreto.

E’ inoltre stata ottenuta l’esclusione dal pagamento della tassa per tutti i natanti e per tutte le unità in rimessaggio, oltre all’abbattimento delle imposte giornaliere inizialmente previste e il dimezzamento della tassa per le unità a vela.

Dopo l’emanazione del decreto, l’attività si è concentrata sulle modifiche concretamente possibili alla luce delle posizioni delle forze politiche e dei veti posti dal Governo. L’abbattimento per la vetustà – del 15, 30 e 45% per gli scafi di oltre 5, 10 e 15 anni – è stato ottenuto con le ultime votazioni, unitamente all’esclusione delle unità nella disponibilità delle aziende con targa prova, quelle usate ritirate e quelle sottoposte a manutenzione.

“Abbiamo sottoposto al Parlamento sei correttivi tecnici al provvedimento e ben cinque sono stati apportati al documento ora approvato alla Camera – ha stigmatizzato il presidente di UCINA Anton Francesco Albertoni -. Non possiamo che essere soddisfatti del ruolo svolto dall’Associazione nel difficile compito di ricondurre a elementi di razionalità l’impatto della norma e far comprendere la volontà del comparto di non sottrarsi al dovere civile di partecipare attivamente ai sacrifici del Paese. Ma l’impegno dell’Associazione non si ferma qui e proseguirà incessantemente perché la disposizione venga tramutata da tassa di soggiorno – quale è attualmente – in tassa sul bene, onde evitare la fuga dalle acque italiane compromettendo gravemente il turismo nautico e le economie costiere. Da qui UCINA non deflette. Il Governo non può continuare a non comprendere il valore economico del turismo nautico in Italia e dovrà ascoltarci se vorrà credibilmente parlare di sviluppo del Paese”.

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Pubblicato il
31 Dicembre 2011

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