Emissioni navali e fondi “verdi”
Da Durban il vertice sul clima propone nuovi gravami sull’armamento – Le nuove tecnologie
Dal “blog” di Decio Lucano riportiamo queste intelligenti considerazioni sulle emissioni navali.
Da Durban dove si è svolto il consesso internazionale sui cambiamenti climatici giunge la parola d’ordine: “Creiamo il fondo verde per il clima” … a spese degli armatori per quanto concerne le emissioni di anidride carbonica (3%), gas serra, dell’industria marittima.
Le regole cui dovranno assoggettarsi gli armatori sono sempre più stringenti, anche se è necessario distinguere tra tipologie navali, i porti, le aree geografiche, non dimenticandoci che il mare è il più grande divoratore di CO2 (il 55% rilasciata viene riassorbita dagli oceani). Sono numerose le specie di “gas serra” (metano, ozono, vapore acqueo…) che possono riflettere o intrappolare il calore e se l’atmosfera non contenesse questi gas la temperatura media della Terra sarebbe invivibile.
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La nuova parola d’ordine è: Triple E, Economy of scale, Energy efficiency and Environmentally friendly. Acque grigie, acque di sentina, acque di lavaggio, incenerimento dei rifiuti a bordo, la convenzione Marpol, leggi nazionali e locali fanno parte del “governo” di ogni nave e dovrebbero essere verificate dalle autorità a ogni approdo. In caso di mancanze si entra in un elenco di castigo, la Black List emessa dalle amministrazioni dei Paesi marittimi. Le acque di zavorra hanno infestato mari e porti di organismi non compatibili con l’ecosistema locale, ma la loro gestione è compresa nelle prescrizioni della convenzione IMO Water Ballast Management che ha prodotto normative molto severe in vari Paesi, soprattutto negli USA.
Sulle emissioni nocive, il fumo ad esempio che esce dai fumaioli, i responsabili sono stati individuati nei motori e nel combustibile. Nei porti si estende l’uso dell’energia elettrica da terra, il cold ironing di buona memoria, con installazioni a bordo e a terra non certo a buon prezzo per evitare di tenere gli ausiliari accesi delle navi. Lo stoccaggio della CO2 è una realtà negli Usa e in altri Paesi e la UE ci obbliga dal 1º gennaio a mettere all’asta le quote di CO2 delle aziende. Questa CO2 insomma dobbiamo “umanizzarla “alla Disney?
Qualcuno ha detto: “Le emissioni di anidride carbonica delle navi per tonnellata sono minori di quelle di un aereo da carico “ e il CCC (Committee on Climate Change) ha appurato che gli attuali sistemi per misurare le emissioni non danno accurate letture per sostenere che queste derivino dai movimenti delle navi e delle merci. Eppure sulle navi si abbatte la scure degli ambientalisti, si fanno ricerche, si adottano provvedimenti.
Gli ossidi di azoto e di zolfo provenienti dai motori da quest’anno sono stati ulteriormente abbassati (nei porti è ammesso fino al 3,5% e in certe zone allo 0,1%). Il Rina rilascia una certificazione molto importante per le navi pulite mercantili e da diporto, la Green Plus, un riconoscimento che è una sorta di lasciapassare ambientale. Sulla Rivista Marittima di luglio 2011 è stato pubblicato un interessante e approfondito studio del CV (GN) Andrea Mauro sul Green Diesel combustibile alternativo per applicazioni navali. La tecnologia studiata da Mauro deriva dall’utilizzo di idrocarburi provenienti dalla biomassa (vegetale o animale) di seconda generazione, cioè non in competizione con l’industria alimentare (deforestazione di alberi e di piante commestibili) e non necessita di modifiche al sistema di combustione dei motori. Soprattutto non degrada le guarnizioni.
Vediamo che cosa pensano gli utenti diretti, la gente di mare.
Le conclusioni dell’ultima riunione generale del Nautilus, prestigiosa associazione di ufficiali che comprende U.K., Olanda e Svizzera, sono:
“Insieme a ITF (sindacato dei trasporti) e Ifsma (federazione comandanti) fare pressioni sull’IMO per sviluppare urgenti politiche sulle emissioni che non penalizzino la salute e la sicurezza degli equipaggi, facendo aumentare il carico di lavoro a bordo, vanificando anche le opportunità d’imbarco; controllare le lobby governative e non che promuovono nuove tecnologie e investimenti per incrementare l’uso di fuel ambientali; queste lobby devono concordare con gli armatori i cambiamenti nei sistemi motori/fuel attraverso misure di training e di sicurezza del personale.
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