Ferretti parlerà cinese e torna lo sconto vetustà
L’assemblea dell’Ucina prende atto della crisi – L’intervento della conglomerata Shing per tagliare il debito della gloriosa cantieristica dell’Adriatico

Norberto Ferretti
ROMA – Tira e molla sulle imbarcazioni. Le riduzioni per vetustà della tassa di stazionamento – come già avvenuto per la supertassa sulle supercar – sono state reintrodotte con gli ultimi aggiustamenti della manovra, dopo che erano state cancellate dalla primitiva stesura del decreto.
Si torna dunque ai coefficienti di vetustà che comportano una riduzione del 15% dopo 5 anni di vita, del 30% dopo 10 anni di vita e del 45% dopo 15 anni di vita. La tassa di stazionamento non scompare del tutto dopo i 15 anni come invece succede per il “superbollo” delle supercar. Scelta opinabile, ma sembra che oltre il governo Monti non possa (o non voglia) andare.
I suddetti sconti possono essere calcolati sulla base della tabella che abbiamo pubblicato nel numero scorso del nostro giornale, tenendo anche presente che la tabella riguarda la tassa “piena” per le imbarcazioni a motore: e quindi quelle a vela godono già rispetto a quelle cifre di una riduzione del 50%. Si attenua dunque il carico in generale sulle barche, accogliendo almeno parzialmente il “grido di dolore” che si è levato da tutto il comparto marittimo e portuale, a partire dall’assemblea dell’UCINa della settimana scorsa a Genova dove un affranto Anton Francesco Albertoni aveva potuto solo prendere atto che tornava la riduzione per vetustà ma il bagno di sangue previsto sul settore rimane.
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In questa situazione, il salvataggio del gruppo Ferretti da parte dei cinesi è ormai considerato avvenuto, anche se rimangono alcuni passaggi formali. Quello che è il secondo gruppo italiano degli yachts, e che comprende brand di eccezionale prestigio come Riva, Mochi Craft e Pershing, sta per ricevere una iniezione di liquidità dalla conglomerata cinese Shandong Heavy Industry Group (Shing) in cambio del 75% della società, e con la riduzione del debito da 600 milioni a meno di 100 milioni. L’attuale management manterrà una piccola quota di proprietà. Con l’amarezza di aver fatto della Ferretti uno dei grandi gruppi di prestigio del made in Italy e di essere stati poi affondati da una crisi mondiale che dieci anni fa nessuno avrebbe mai potuto prevedere. Ma con l’amara soddisfazione di un salvataggio che ha rilanciato in pieno il marchio, le sue eccellenze e il suo futuro.
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