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Dall’offshore Olt 400 milioni

Sottoscritti gli impegni con le istituzioni – La piattaforma in funzione a metà del 2013

Il sindaco Cosimi e i due AD di Olt, Peter Carolan e Valter Pallano.

LIVORNO – Nella casistica delle grandi opere in Italia, spesso si parla di “compensazioni” al territorio. Che sulle ali dei vari comitati NIMBY (not in my backyard) si oppongono a tutto, salvo poi monetizzare la resa. E’ quanto avvenuto anche tra Livorno e Pisa per il rigassificatore offshore che sorgerà l’anno prossimo – oltre 14 mesi di ritardi dovuti al cantiere di Dubai, previsto in servizio a metà del 2013 – e che i vari comitati hanno cercato invano di “stoppare”. Le istituzioni locali, che pure non sono certo fulmini di guerra, hanno completato l’iter dei permessi (in sei anni). E adesso hanno firmato con gli AD della società OLT Offshore LNG l’elenco dei “contributi di compensazione” al territorio.

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Valgono per Livorno almeno 420 milioni di euro in vent’anni, l’arco temporale della concessione. Per Pisa l’impegno è la riapertura dell’incile tra l’Arno e il canale dei navicelli, che consentirà il circuito di navigazione dall’Arno urbano fino al mare attraverso la riaperta (speriamo) bocca dello Scolmatore dell’Arno. Le ricadute totali saranno ancora maggiori, compresa la quota di gas metano che sarà “passata” all’Asa a prezzo ribassato per i consumi locali: la quale Asa ha una quota non disprezzabile nella stessa Olt Offshore LNG Toscana.

Peter Carolan e Valter Pallano, i due AD dell’Olt, davanti al sindaco Alessandro Cosimi hanno illustrato il documento che elenca le “ricadute economiche stimate ad oggi per circa 400 milioni di euro nei prossimi vent’anni”. Il sindaco Cosimi a sua volta s’è allargato a “oltre 420 milioni”. Olt ha dato mandato – è stato specificato nel documento – alle associazioni imprenditoriali locali, Confindustria e CNA/Api, di procedere a una pre-qualifica delle aziende che potranno essere coinvolte.

Ci sarà bisogno di gestione e manutenzione del terminale per 18 milioni all’anno: il che in totale fa 360 milioni per vent’anni, ai prezzi d’oggi. Sono compresi i lavori di intervento sulle navi gasiere che porteranno il metano, gli interventi sulla piattaforma (che è costruita con criteri tali da renderla esente da bacino di carenaggio per vent’anni), trasporti a terra e bordo, magazzinaggio eccetera. Catering e servizi agli equipaggi “varranno” altri 500 mila euro all’anno (totale 10 milioni). La sorveglianza, per la quale è stato stipulato un contratto con la fratelli Neri, vale 50 milioni (2,5 milioni all’anno) con una apposita nave guardiana già in costruzione con criteri di avanguardia. Non è stato ad oggi ancora firmato l’accordo di agenzia, rimorchio e pilotaggio per le cinquanta navi che ogni anno attraccheranno alla piattaforma: ma anche per questo servizio il gruppo Neri è in pole position, con rimorchiatori già operativi progettati apposta. Infine per il monitoraggio ambientale e marino sono previsti 800 mila euro all’anno, già assegnati in appalto al Centro interuniversitario di Biologia Marina, per un totale di 16 milioni in vent’anni, cifra quanto mai gradita per la sopravvivenza del centro stesso.

Sull’occupazione diretta e indiretta si parla di circa 25 addetti per l’ufficio a terra (di cui 9 già assunti) nella sede di Piazza Mazzini 2. Un’altra settantina di persone con contratti di vario tipo saranno impiegati nei vari service e una trentina con i Neri per rimorchi e vigilanza. Il gettito fiscale per la regione e i comuni non è stato quantificato ma sarà rilevante. E sarà rilevante, secondo l’ingegner Pallano, l’effetto catalizzatore del metano a buon prezzo e senza limiti di fornitura nell’area vasta pisana e livornese, dove tra l’altro si spera – parola del sindaco Cosimi – che anche l’Enel proceda a “metanizzare” la centrale elettrica oggi ancora a olio pesante: con indubbi vantaggi per l’ambiente e la qualità dell’aria.

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Pubblicato il
3 Dicembre 2011

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