Tempo per la lettura: 3 minuti

Rapporto sulla competitività

Presentato a Roma lo studio dell’osservatorio bancario OBI – Previsioni per ulteriori rallentamenti dell’economia e degli investimenti

ROMA – Il “Rapporto 2011 Impresa e Competitività”, realizzato congiuntamente da OBI (Osservatorio Banche – Imprese di Economia e Finanza) e SRM (Studi e Ricerche per il Mezzogiorno), è giunto alla sua quarta edizione ed è stato presentato due giorni fa presso la Sala Riunioni di Palazzo Cornaro in Roma, con il patrocinio del ministro per i Rapporti con le Regioni e per la Coesione Territoriale.

[hidepost]

Il rapporto analizza gli aspetti strutturali dei sistemi produttivi delle 8 regioni del Mezzogiorno: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia (le analisi relative alla regione Sicilia sono state curate dalla Fondazione Angelo Curella di Palermo). L’indagine, come di consueto, è stata realizzata su un campione rappresentativo di 4.200 imprese operanti nei settori del manifatturiero, delle costruzioni e dei servizi ICT e turistico-ricettivi. Il risultato è un bilancio quali-quantitativo ottenuto sulla base delle nove variabili centrali per l’attività delle imprese (fatturato, portafoglio ordini, capacità produttiva, scorte, occupazione, finanza, investimenti, esportazioni e accesso al credito), e integrato da informazioni riguardanti i processi di aggregazione tra imprese, il livello professionale e l’impegno per il miglioramento della formazione dell’organico aziendale.

«Il Rapporto – ha commentato il direttore generale di SRM Massimo Deandreis – sottolinea con forza la necessità di definire strategie di sviluppo del Paese che poggino sulle tre “I” innovazione, internazionalizzazione e infrastrutture, insieme al perseguimento di una adeguata politica di aggregazione da parte delle imprese e di un’incisiva strategia delle istituzioni rivolta alla valorizzazione del Made in Italy. E’ questa la ricetta su cui puntare ora e per il futuro per un nuovo e duraturo sviluppo del Mezzogiorno, territorio che può realmente essere il traino dell’economia italiana anche e soprattutto in questo momento non facile per l’economia nazionale».

«I risultati di quest’anno – ha evidenziato a sua volta il direttore generale di OBI Antonio Corvino – ci mostrano un quadro di notevole difficoltà, da parte dell’economia meridionale, nell’agganciare la sia pur debole ripresa manifestatasi a livello nazionale ed europeo nel 2010. E ci sono previsioni, per il 2011, di un ulteriore rallentamento nella capacità di implementazione di investimenti nel miglioramento dei fattori strutturali della competitività dal lato dell’offerta (innovazione, qualità, capacità di penetrazione sui mercati internazionali). Il ritardo competitivo dei sistemi produttivi delle regioni del Mezzogiorno, sintetizzato dall’andamento insoddisfacente della produttività totale dei fattori, deriva da una insufficiente attivazione della leva degli investimenti. Ciò richiama la perdurante difficoltà nei rapporti fra banche ed imprese (resa ancor più difficile dalla svalutazione del patrimonio delle banche detenuto sotto forma di attività finanziarie, e dai nuovi vincoli di Basilea 3 sul Tier 1), il sottodimensionamento e la sottocapitalizzazione di ampie fasce del tessuto produttivo meridionale, la difficoltà nel gestire investimenti mirati al rilancio della competitività strutturale, a sua volta legata a modelli di governance aziendale non sempre efficaci, ed a un livello di qualificazione del capitale umano non all’altezza delle esigenze delle imprese “di avanguardia”.

Il quadro che emerge dal Rapporto, per l’economia meridionale, è quello di un andamento di mercato che, nel 2010, risulta essere diffusamente negativo, risentendo della persistenza di una domanda finale ancora debole, specie sul mercato nazionale, con effetti negativi sui livelli produttivi, e dunque anche occupazionali. Solo in settori caratterizzati da una certa rigidità rispetto al ciclo economico generale, come l’industria alimentare o la chimica di base, si notano miglioramenti diffusi dei risultati di mercato delle imprese. Molto negativo è invece l’andamento della filiera delle costruzioni, così come anche per i settori tradizionali di consumo, come il tessile e l’industria del legno. Nei servizi, ed in particolare nel turismo, le cose sembrano essere andate lievemente meglio, con percentuali superiori al 40% di imprese che sono riuscite a mantenere i livelli di fatturato stabili rispetto al 2009 (che comunque, vale ricordarlo, è stato un anno negativo), anche se si registrano cambiamenti strutturali preoccupanti in prospettiva: prevale il turismo nazionale, e spesso quello di mera prossimità, sul più redditizio turismo internazionale, e la vacanza breve, anche se più frequente nell’anno, rispetto alla vacanza lunga. Più in generale, il grado di internazionalizzazione dei sistemi produttivi meridionali manifesta tendenze regressive: le imprese meridionali esportatrici, che nel 2008 erano più del 32% del totale, e fatturavano all’estero quasi il 30% del loro giro d’affari, nel 2011 sono il 29%, e producono solo il 28% del loro fatturato sui mercati internazionali.

Peraltro, le previsioni per il 2011 delle imprese scontano la prosecuzione di una fase di difficoltà finanziaria, che non potrà che deprimere gli investimenti e il recupero del gap nell’adozione del “nuovo paradigma competitivo”.

Le piccole imprese che rappresentano oltre il 96% del tessuto produttivo meridionale, strette fra vincoli finanziari e patrimoniali, mercati di riferimento localistici, modelli di governance spesso non adatti a supportare uno sviluppo basato su innovazione e competenze, nel 2010, sono quelle che evidenziano i risultati economici peggiori, mentre l’impresa medio-grande ha un potere di mercato tale da consentirle una tenuta anche in condizioni in cui il ciclo economico non riparte in modo deciso.

Sul versante territoriale, notevole preoccupazioni suscitano le tendenze manifestate dalle economie regionali della Campania, della Sicilia e, in misura minore, di Puglia e Basilicata, mentre l’Abruzzo, nonostante risenta ancora dei postumi del sisma, manifesta segnali di maggior dinamismo.

[/hidepost]

Pubblicato il
12 Novembre 2011

Potrebbe interessarti

La quiete dopo la tempesta

Qualcuno se lo sta chiedendo: dopo la tempestosa tempesta scatenata a Livorno dall’utilizzo del Tdt per le auto di Grimaldi, da qualche tempo tutto tace: sul terminal sbarcano migliaia di auto, la joint-venture tra...

Leggi ancora

Se rullano tamburi di guerra

Facciamo così: se avete voglia di ripassare con me un po’ di pillole di storia, che possono insegnarci qualcosa sull’attuale preoccupante rullo di tamburi di guerra, provo a pescare nella memoria.   Le spese per rinforzare...

Leggi ancora