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E le imprese ora provano a far l’indiane

NEW DELHI – Forse è ancora presto per raccogliere risultati concreti, ma il rientro in Italia della missione del “made in Italy” con il ministro dello sviluppo economico Paolo Romani è all’insegna dell’ottimismo. Intanto le dimensioni della trasferta: hanno partecipato un centinaio di aziende italiane per oltre 700 colloqui, compreso l’intero stato maggiore di Finmeccanica.

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E Romani è stato onesto: “Abbiamo avviato un lavoro preparatorio, che sarà lungo e non semplice – ha detto il ministro – ma che ha suscitato grande interesse proprio nel settore della piccola e media impresa indiana, che cerca il modello italiano per crescere”. Speriamo che non sia solo un’illusione.

A sua volta il ministro dell’industria e commercio indiani, Anand Sharma, ha puntualizzato i settori ai quali le imprese del suo paese sono più interessati: tessile, design di alto livello, lavorazione del cuoio. Marginali? Mica tanto. E poi, con i colloqui diretti organizzati da Finmeccanica, si sta impegnando il settore delle commesse militari, per il quale l’India intende diversificarsi, allo scopo di non dipendere più soltanto dalle forniture russe, francesi e americane. Proprio in queste ore saranno aperte le buste per la gara da dieci miliardi di euro per un caccia da superiorità aerea, cui partecipa anche l’Eurofighter italo-tedesco, contro il Rafale francese. E prossimamente saranno in ballo anche i velivoli da trasporto truppe a medio raggio C-27, le torrette da cannoni a tiro rapido della Oto-Melara spezzina, e il settore navale che interessa Fincantieri: infatti la marina da guerra indiana ha selezionato proprio la Fincantieri italiana per il progetto di sei/sette fregate classe Shivalik, che assicurerebbero ossigeno ai cantieri italiani anche con una parziale costruzione in quelli dell’India.

Certo, la crisi di governo italiana non aiuta la credibilità del nostro paese. Ma alla missione hanno partecipato otto istituti di credito italiani che hanno messo a disposizione delle iniziative in India quasi 9 miliardi di euro: triplicando le linee di credito che furono aperte nel 2007 in una analoga missione e che sono state utilizzate – con grande rammarico degli indiani in particolare – solo al 40 per cento. Questa volta si spera di far meglio. Anche perché le imprese italiane, tutte votate a cercare nuovi mercati, non intendono perdere l’occasione di un paese che con tutte le sue contraddizioni sta avendo tassi di crescita economica vicini a quelli della Cina. Ed enormemente superiori a quelli della nostra vecchia, triste, stanca Europa.

A.F.

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Pubblicato il
5 Novembre 2011

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